Calika

 

Seedling Mother

 

Audiobulb

electronic/post-rock texturing

 



Avevamo già additato l'abilità e la particolarissima estetica di questo produttore di musica elettronica in occasione del suo debutto (pubblicato sempre dall'inglese Audiobulb), l'apprezzato Small Talk Kills Me, a cui hanno fatto seguito un altro album solista (The Bright Spot per la minuscola etichetta ultra-indipendente Benbecula) e una collaborazione con Mark Clifford dei Seefeel per l'inglese Polyfusia. L'attiva etichetta di David Newman declina dunque sulla ricerca di nuove tessiture sonore di Calika, che funziona in questo disco quasi come fosse un telaio acustico elettromeccanico, collocando strati e strati di matrici sonore su intricati sofismi di emissioni da sorgenti acustiche, elettroniche e bizzarri field recording, mostrando rispetto al suo precedente lavoro di voler ammiccare maggiormente verso espressioni più vicine al post-rock: le sue astratte e ammalianti declinazioni elettroacustiche sembrano ora farsi più complesse ora più semplici e non meravigliatevi se vi parrà che il suo sound - di cui resta invariata non solo l'attitudine al texturing, ma anche quella che lo spinge verso il processamento di kit percussivi diversamente configurate e di impulsi di sturmenti come l'arpa o il piano - si confonda con l'ambiente di stimolazioni sonore proprie di una sonnecchiosa periferia urbana, che trova il suo picchio espressivo (alquanto bizzarro a dirla tutta) nella title-track Seedling Mother (che avrà fecondato anche la fervida immaginazione esplorativa di Simon Kealoha), in cui Simon sembra aver voluto immortalare forse attraverso le sottili pareti che lo separavano da qualche finitima "tragedia" avente per contesto qualche sobborgo inglese, catturate da un registratore durante un accesa discussione fra una giovane adolescente gravida e il suo boyfriend (un certo Johnny). Non sappiamo quanto sia autentica la citata registrazione, ma resta il fatto che Simon deve averla utilizzata come punto di partenza per assemblare il parco ispirazionale o semplicemente il contesto ideale per le sue strutture disgregate, giungendo a "fotografare" attraverso il suono quel set emotivo denso di frustazione e nevrosi che dovrebbe caratterizzare una relazione disgregate quanto le strutture assemblate. Al fine di potervi offrire un metro comparativo con qualcosa che vi potrebbe essere capitato di ascoltare, potreste immaginare di ascoltare i Pavement a cui abbiano strappato le corde vocali, dopo averli storditi con una botta violenta della pancia della cassa armonica di una chitarra sulla testa, in uno studio di registrazione con una parete di monitor che proiettano film surrealisti alternati a pallosissimi film realisti alla Herzog, sovrapposti a psichedelici virtuosismi di generatore video! Di tanto in tanto il setting sembra uscire dalle catene della tragedia per immergersi in una placenta oscura e avvolgente, come accade nella splendida suite Mute (secondo noi la traccia dalla qualità più elevata della tracklist, con passaggi che ci ricordano progetti importanti come gli Scape, i Rainstick Orchestra o i Loscil): nei suoi dieci minuti la mente dell'ascoltatore assisterà ad una serie di passagi di registro notevole e molto coinvolgente. Altrettanto oscura ma anche molto suggestiva la successiva Every Colour, la più "seefeeliana" dell'album, con bislacche armonie e con audio "coreografie" che ci ricordano alcune band "dimenticate" che tracciavano il core di certe sonorità nord-europee nei primi novanta come la costola cinamatica degli Starfish Pool (chiamata Starfish Enterprises, sfortunato combo noise-rock di Koen Lybaert, forse troppo avanti per quei tempi...) o le prime divagazioni noise degli Elbow. Nel finale, Calika ritorna sulle sonorità con cui l'abbiamo conosciuto disegnando una splendida patchwork di suoni cupi e sognanti, perfetta chiusa di un disco che merita considerazione.


01.No Hope But Everything
02.rep}eat Performance
03.Seedling Mother
04.2 Quarters Make Half A Smile
05.Mute
06.Every Colour
07.Two Tales Of Happiness
08.Fused

Pagina a cura di Vito Camarretta 19/10/2007