Sarà pure opinabile il fatto che tutte le ragazze amino il Breakcore, ma il modo in cui lo fa questo ragazzotto nippocaliforniano (di cui abbiamo già ampiamente parlato in un passato neanche troppo remoto) è assolutamente sublime, perchè esalta quel minestrone frullato che sintetizza l'entità sottesa dalla designazione. Il breakcore nasce come un'esasperazione della jungle, in cui vengono letteralmente tritati elementi dell'elettronica e della stessa pop culture se si vuole, per essere poi serviti caldi in forma ironica o acidamente umoristica. Molti musicisti elettronici (anche blasonati) sono passati o tergiversano in questa mnaifestazione divertita e divertente: dalla cosiddetta drill'n'bass di Squarepusher a certe parentesi del repertorio di Sua MaestàRichard James (Come To Daddy, Windowslicker, et caetera paribus), da Venetian Snares fino ai vari Otto Von Schirach, Frankie Musarra aka Hearts of Darknesses appartenenti alle frange più harsch del genere. Ma forse della sequela di artisti citati, questo disco s'interseca maggiormente con il delirante decostruttivismo e i beat rutilanti di Bogdan Raczynski (o del suo apparato digerente!) e con certe sperimentazioni della breakcore giapponese (potremmo citare lo spassoso Utabi Hirokawa, tanto per avere un riferimento) estreme, ma i bersagli preferiti dei laser sonici e delle frane di impulsi elettronici sembrano essere tutti gli espettorati della cultura pop, che il mitico David Wang aka Mochipet tiene sotto mira. Come dargli torto? Tirate due somme e alla luce di alcune considerazioni e di constatazioni empiriche, i dischi di Britney Spears, di Rihanna (e cloni vari di cantanti hip-hop tutto pop e poppe fatti più di plastica che di tessuti organici) o di Justin Timberlake, fanno più male al cervello di quanto il piombo nei cosmetici nuocciono alle donne e i metalli pesanti nei giocattoli cinesi ai bambini. Insomma un bell'embargo o l'imposizione di dazi doganali sui dischi pop (accuratamente vagliati da una commissione di sapienti, saggi o semplicemente buongustai) andrebbe suggerito a certa governance culturale e Ahmadinejad dovrebbe far meglio a vietare certi dischi della EMI o della BMG invece che rompere le palle ai ravers iraniani o alle donne di truccarsi.
Divagazioni fantapolitiche a parte, l'ennesimo frutto del genio compumanipolatore di
questo simpatico pazzoide taiwanese sarà considerato un'autentica prelibatezza soprattutto da coloro che ascoltando un disco sperano di avere emozioni simili a quelle che si possono provare sulle montagne russe (inclusi giramenti di testa, vertigini e - per pochi ingrati, che farebbero un'ingiustizia che Mr.Wang non merita affatto - vomito) e neanche i suoi più ruggenti lavori precedenti sono lontanamente paragonabili al bollente calderone di Girls Love Breakcore, nel quale David oltre alla sua pozione di umorismo, fa cuocere noise, jazz, hip-hop, metal, gabber dietro consiglio e con il supporto di altri celeberrimi chef sonici svalvolati, che con le loro assurde ricette non possono far altro che aumentare l'appetito per i breaks spacca-ossa che dovrebbe tanto piacere alle ragazzine (almeno secondo la parola di Wang). Tra tutti il nome che spicca maggiormente è quello dell'artista mezzo cubano mezzo tedesco - ma da tempo residente a Miami - Otto Von Schirach, che, dopo la consacrazione della sua vena umoristico-ebefrenica ottenuta accompagnando gli Skinny Puppy nel loro tour e lavorando con questi blasonati esponenti del noise-industrial alla realizzazione per le ultime aggiunte alla loro cospicua discografia (Mythmaker e The Greater Wrong Of The Right), è considerato uno dei più abili scultori del rumore: in questo disco propone un mix che ricorda i suoi lavori più alieni (ricchi di rumori intestinali e veri e propri peti campionati - il sogno degli Orb!) su Schematic, che si alternano disgustosamente (intendete l'aggettivazione come un complimento per una volta!) su un break violentissimo e su parole esileranti che sembrano la registrazione di un'intervista ad una pornostar dalle abitudini di vita sconvolgenti che giustifica la scelta artistica di Otto. Fa il suo bel figurone anche il bravo Dj Doormouse (ve lo ricordate il suo manualistico How To Cut 'N' Paste 80s?), che nella sua "amata" Milwaukee, si diverte dai primi anni 90 a distruggere pattern e a ricombinarli in chiave prankster al punto da aver fondato due etichette che hanno scosso i ventricoli di molti amanti dell'elettronica sperimentale (la Addict Records e la sua sussidiaria Distort) per dar sfogo alla sua vena creativa, che riconferma assemblando una sorta fumetto sonoro assieme a Mochipet. Un bel dopaggio al disco lo riserva anche il bravo Aaron Spectre, musicista americano trapiantato a Berlino, che ninnola il suo laptop con controller MIDI multipli e chitarre distorte, ricavando marcette breakbeat cranioclastiche. Il fatto che abbia di recente concluso un seguito tour del Giappone la dice lunga sullo stile di Aaron, anche se la sua versione di Botan Ricecore (un core dedicato al riso che si usa nel Sushi?) sembra quasi un concerto per archi raffrontato alla cruente versione originale. E se in Beijing Operacore sembra che David Wang abbia preso a schiaffi una cantante lirica cinese tirandole violentemente i capelli dopo averle fatto ascoltare le sue basi, in Toy Piano Core sembra quasi un bravo ragazzo, partendo da un giretto prima leggermente rococò poi sempre più nintendo per sfociare nelle solite pulsioni convulsive: immaginarlo inscenare teatralmente suonando questo piano giocattolo (che finirete per maledire!)con fare spiritato su questa traccia, basta a suscitarci un ghigno sarcastico. Altrettanto morigerata può apparire (almeno inizialmente) la basetta di Flappercore, prima che riemergessero dall'oceano subcosciente di Wang traumi infantili inenarrabili (sarà caduto dalle montagne russe non a norma di qualche giostra sul molo in California, cadendo rovinosamente nella macchina di un venditore di zucchero filato). L'Arpattack riproposto con il francese Rotator (fondatore di un'infinità di etichetta infami, quali la Peaceoff, la Kamikaze Club, la Damage e la Bang A Rang) farà venire il magone ai tanti ragazzi che hanno animato nell'estate appena finito le dancehalls d'n'b... ascoltandola capirete perchè! Fra le altre atrocità a botta di matsuri e beats incontrollabili, merita menzione anche il Weaselcore del compositore Weasel Walter, che sembra aver scelto fra i campioni la registrazione di una ragazzine del "pianodisotto" mentre implorava il padre di non punirla per essere andata al dj-set di Mochipet!!! Spaventa anche la versione breakcore di Laffy Taffy di D4L tra le "bonus tracks" (presenti solo sul cd), incluse per coloro che non fossero stati soddisfatti di oltre 60 minuti di violenza ai padiglioni... Altri 15 minuti di calci e mazzate ai timpani fanno sempre piacere!!! Alla fine dell'ascolto, la nostra perplessità sui gusti femminili secondo la visione di Mochipet non è stata dissipata, ma riteniamo che questo divertente lavoro del ragazzo della pappetta super-nutriente (saprete già cosa è il mochi? se non lo sapete, informatevi!) delizierà coloro che vorrebbero la musica dance deviare verso forme più bizzarre! Insomma come sembra capire lo stesso Wang alla fine del disco, lasciando da parte le divisioni fra boys e girls, fra angeli e demoni, ciò che conta è servire dopo una cottura opportuna "breakcore for all"!
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