Mark Templeton

 

Standing on a Hummingbird

 

Anticipate

glitchadelic

 



La nascita della Anticipate, costola della MicrocosmMusic, ci era stata anticipata in un'intervista da Ezekiel Honig ed eccoci serviti con la primissima release su questa neonata etichetta. Esordio affidato a Mark Templeton con cui lo stesso Honig già vantava alcune collaborazioni, manipolatore sonoro originario di Edmonton, cittadina dello stato canadese dell'Alberta, in cui sviluppare un raffinato senso dell'udito e una spiccata sensibilita' ai rumori e alle frequenze deve essere facile tra la quiete dei boschi e la placidita' dell'esistenza. Come accade per molti di questi sperimentatori la strumentazione digitale viene fatta collidere con quella acustica, per cosi' dire, tradizionale: fisarmonica, chitarra e banjo fanno parte degli input delle macchine di Mark oltre che a strati e strati di registrazioni di campo e statiche che ben impressiona l'ascoltatore con camei glitch che uniscono calde tonalita' d'atmosfera con sfrigolii elettro-acustici, umori consoni alla filosofia sonica della stessa Microcosm, in bilico costante fra astrazione e concretezza, in cui l'errore non solo è conservato ma anche manipolato a dovere, in cui il ronzio delle macchine diventa idealmente la base su cui costruire impianti sonori apparentemente semplici. Talvolta la logica della deformazione dell'errore fa pensare che al compositore sia sfuggita non intenzionalmente la mano sulle corde della chitarra, producendo un graffio, su cui non senza una certa maniacalita', si sia concentrato in maniera spasmodica, mosso da chissa' quale oscuro suggerimento dal sensorium scatenato da una banale (?) vibrazione "sbagliata". Difatti la progressione dei rari, biascicati accordi e' piuttosto scarna e costituiscono piuttosto un punto di partenza per intrecciare frequenze come fossero spaghi, conducendo quasi sempre ad astratte microsinfonie dilatate oltre i canoni convenzionali, anche se talvolta (come nella splendida Tentative Growth) quegli stessi accordi ritornano in una "melodia di senso compiuto" prima di veri e propri ravelling di suoni bislacchi, facendo sorgere il sospetto che a un certo punto il compositore mosso a noia cominci a ninnolare su plug mezzi sconnessi.


Carina l'allusione al colibri' (l'hummingbird citato nel titolo), piccolo pennuto dal piumaggio variopinto, noto per la velocita' con cui sbatte le ali durante il volo nonche' per l'apertura alare che, rispetto alla dimensione del corpo, e' di gran lunga superiore rispetto a quella degli altri uccelli. Carina a meno che l'allusione non fosse diretta al rigurgito nettarino che questi volatili usano come collante per la nidificazione (che non ci meraviglieremmo nel trovare in qualche caffe' trendy del centro di Milano al posto dello zucchero di canna o del desueto saccarosio, posti dove gia' da qualche tempo va di moda un tipo di caffe' ricavato da chicchi defecati da alcuni marsupiali indonesiani... pensate agli ignari degustatori se sapessero da quale mirabolante fenomeno naturale discende l'osannato aroma!). A proposito del suo modo di strutturare la composizione, lo stesso Templeton ha dichiarato: "A piece will often be rewritten numerous times until it begins to take shape. It's often an unintentional note that I overlooked or the whir of a mini-disc or background noise that comes to the forefront. All the desirable sound is there. It's just a matter of arranging it in the right order." Che sia solo una questione di arrangiamento e' tutto da vedersi, o meglio, da ascoltarsi in realta'. Ad ogni modo resta il fatto che Templeton -gia' impegnato in vari progetti, ma giunto soltanto con la nascita dell'etichetta Anticipate al suo debutto ufficiale- abbia la sperimentazione nel sangue e' indubitabile e risulta da alcune note sulla sua crescita artistica: affezionato al banjo a cinque corde -passione ereditata dal nonno che non ha mai incontrato, che gli lascio' un raro esemplare-, e' presto giunto a sviluppare allo strumento a corde par excellance, la chitarra, prima di studiare teoria e tecnica musicale con il musicista e produttore sperimentale Lane Arndt, che condusse Mark a spingersi oltre le possibilita' date dalle "interfacce" fra computer e strumenti acustici. Creativita' che molti artisti avrebbero voluto sviluppasse in seno ad alcuni progetti e coltivata all'ombra dei riflettori (una pubblicazione su una quasi sconosciuta mp3 label come la Robotopera non garantisce molta visibilita') e in qualita' di leader del collettivo Fields Awake, il cui lavoro omonimo fu oggetto di un apprezzata performance di arte visiva al Latitude 53, un centro culturale dedicato a queste forme d'arte contemporanea canadese. In definitiva, la Anticipate fa un bell'esordio e se e' vero quel detto secondo il quale chi ben comincia, e' a meta' dell'opera, c'è da aspettarsi molto altro ancora da questa etichetta nei tempi a venire! Nel caso della Anticipate, i nostri radar sono puntati su un target che promette dinamismo espressivo e fermento, che speriamo sia foriero di innovazione nell'espressione sonora, in un'area -gli Stati Uniti- che raramente negli ultimi tempi stanno offrendo produzioni interessanti nella scena forse per un inveterato imprinting "markettaro".


01.Amidst Things Uncontrolled
02.Pigeon Hurt
03.Roots Growing
04.From Verse To Verse
05.Refrain From
06.Tentative Growth
07.Across Form Golden (remix)
08.Standing On A Hummingbird
09.Pattern For A Pillow
10.Difficult To Light

Pagina a cura di Vito Camarretta 09/02/2007