Terzo capitolo all'insegna dello strutturalismo "puro" di Andrew Pekler,
totalmente diverso dal
suo recente Nocturnes... per l'apprezzata etichetta tedesca ~scape. In quel lavoro, Andrew ha
sottratto dal vocabolario jazz molte intuizioni riuscendo nel confezionare un disco piacevolissimo
da ascoltare prima del riposo notturno.
Questa volta Andrew attinge da campioni di Morton Feldman, decomponendoli e ricompondendoli a suo
piacimento, risultando in un concentrato di spezzoni di piani, frantumi di fiati e archi ammantate
da un coacervo contraddistinto spesso da dissonanze piuttosto acerbe rifratte in soundscape
talvolta sontuosi e baroccheggianti. E non si esagera se si afferma che Andrew sembra aver voluto
ripensare la musica da camera tradizionalemtne intesa (talvolta certe reazioni psico-fisiche a
brani da camera quali il senso di oppressione che taluni ne denunciano all'ascolto sono
rimarchevolmente esaltate dall'uso di melodie distorte arricciate sulla timbrica totlamente
frantumata!). Il risultato č talvolta entusiasmante, talvolta stucchevole (sia in senso positivo
che negativo).
Sibilii quasi costanti e strimpellate vorticose condite di tanto in tanto da
pulvurulenti loop di basso in un incessante gorgheggio ipnotico e ubriaco fanno da sfondo agli
esperimenti sulle onde che caratterizzano questo ritrovato di laboratorio sonoro: archi infarciti
di vibrato e sustains, partiture ritmiche asimmetriche, fruscii distorti e suoni dallo spettro
dentellato. Anche se archiviarlo alla voce musique concrete sarebbe l'atto pių spontaneo che
verrebbe da fare e sebbene talvolta sembra che Andrew esiti in fatto di slanci creativi troppo
pronunciati ricalcando passati lavori di mostriciattoli quali Janek Schaefer
o John Duncan,
questo lavoro sembra porre le premesse ad una sperimentazione ancora pių ardua e proprio perchč
non ci sembra un lavoro definitivo -nonostante il rimarchevole salto di registro rispetto ai
precedenti-, ci induce a seguire l'interessante percorso seguito da Andrew nel futuro pių o meno
remoto. Simpatico il circuito in copertina, memeore delle mappe visionarie dei situazionisti
degli anni 60.
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