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Copenaghen e Kingston hanno ben poco
in comune sotto diversi profili, ma un ponte musicale prova a costruirlo la neonata
etichetta danese PanAmericana dando spazio ai Djosos Krost, nominalmente un duo
costituito da DJ Pharphar (batterista funky che accompagna il notorio dubwiser
danese Emo durante i live e membro della rock band LudoX) e dal pazzoide Dj Flip
Nikolic (bassista di Junior Senior, componente importante del roccioso Bikstol
Rogsystem artefice del giro di chitarra in Move Your Feet). In realtà pochi
concordano sull'accezione numericamente limitativa di duo, considerato che i
due djs si attorniano di una boina di collaboratori, quasi tutti provenienti
dall'isola giamaicana o dall'Europa Orientale, ma tutti stabiliti a Copenaghen.
Ufficialmente No Sign Of Bad è il loro debutto, sebbene numerose siano le comparsate qua
e là in vari 12", tra cui apprezzata fu quella nel
singolo Drivaman di Malkin Zany (labelmate
di casa homeBrew). Stilisticamente le
similitudini con produzioni di Daniel Meteo o Pole sono le più immediate, essendo ogni
song perennemente oscillante fra mid-tempo d'atmosfera, essiccati movimenti da dancefloor
e dubwising. Qualche sbadiglio suscitano alcune liriche, non discostandosi di troppo dalle
tematiche preferite dei toasters di tutto il mondo (dalla creazione alla Giamaica e via
via fino alle più scontate delle liriche antiwar, puntello importante tuttavia considerato
che la Danimarca che ha ancora truppe dislocate in Iraq, nonostante il temperamento pacifico
della sua popolazione odierna, nonché al supernaturalismo che permea un po' tutta la
musicologia -più che la musica- giamaicana). Una qualche punta di originalità si nota a
riguardo in Chapter One, una lezione di storia "raccontata" da Jah Bobby -nativo giamaicano-,
e in Predator. Eccellente la scelta dei vocalist: tra questi meritano menzione le
interpretazioni accorate, intense e rattristite di Tuco -le migliori sono ascoltabili
nella track introduttiva Once But Never e sul technostep di Better Place, forse la più
"atmosferica" della lista-, quelle più ieratiche del già citato Jah Bobby e quella più
"fashionista" di Emo. Ad ogni modo, i DK (vi sembra strano che le loro iniziali danno
come risultato la targa automobilistica della Danimarca?) riescono a trasmettere emozioni
anche senza l'ausilio di vocalist e ricorrendo a discreti trucchetti offerte da tecniche
quali il pan o l'uso dei delays. Anzi. Va detto che le migliori tracce sono proprio
quelle senza voce… tra cui premierei Kickwolf e Ragga Foo (il sound ricorda molto
quello di Stereotyp) come le migliori in assoluto. Fossi nei panni di un produttore,
i primi singoli li sceglierei fra queste due.
Azzardato sarebbe affermare che vi troverete ad ascoltare un disco reggae-rooted. Anzi ci pare che l'aspetto più interessante di questo disco risieda nel fatto che se ne discosta alquanto, anche se talvolta si avvicina troppo a cose già sentite e già fatte da altri. Inutile ribadire che in produzioni come la "freddezza" della programmazione digitale è ben controbilanciata dall'"umanità" dell'aspetto meramente interpretativo e dall'emotività che essude dal sound di DK. In definitiva, un buon dischetto, ma non riponeteci troppe aspettative.
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01.Once But Never feat.Tuco 02.Creation feat.Jah Bobby 03.Straight Upfront feat.Tuco 04.Better Place feat.Tuco 05.Chapter One feat.Jah Bobby 06.Darkness 07.Call It Off feat.Emo 08.Cover Me feat.Little Tasha 09.Earthball 10.Kickwolf 11.Ragga Foo 12.Predator feat.Adrian |
Pagina a cura di Vito Camarretta 08/08/2005