Sembra promanare da una pellicola espressionista tedesca rivisitata in chiave psimatriciale
o dal rimescolamentoe delle lettere di uno scritto di Inglehart, questo metissage sonoro di uno
dei più interessanti progetti del roster Suite Inc., una raccolte di cupe sinfonie scandita da
accenti e tonalità dalla tragicità vivida tanto da ricordarci capitoli del decadentismo
letterario (in particolari gli eroi moderni di Frédérick Tristan, che si caratterizzano per
la mancanza di arrendevolezza pur combattuti interiormente dal dileguarsi degli ideali).
Gustosi l'omaggio a David Kaplan, le rivisitazioni di Daedelus e Murcof, certi picchi epici
(Screams, Vitus) e un po' tutta l'esplorazione dell'esperienza musicale reso come un
metalinguaggio muto e al contempo prosaico. Molti dei contributi sono nient'altro che
proiezioni stilistiche dei percorsi stilistici dei singoli musicisti (Minox fra tutti).
Largo spazio agli archi, il pilastro di tutte le sinfonie che meritano questo appellativo,
anche quando conservano una certa autonomia rispetto altri elementi timbrici. L'ascolto è
d'uopo.
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