Baby Mammoth

Octo Muck

Ecco Chamber

M.O.D.

 

 


Di queste "nuove avventure del cucciolo di mammut" si potrebbe disquisire a partire dal titolo. Octo Muck (da non tradurre come muco di octopus) apre un ventaglio di possibili interpretazioni: il riferimento più banale potrebbe essere alle strutture ritmiche e alla consapevolezza che sudicio (muck, si badi in inglese-americano il mucker in politica designa il riformatore fanatico, mentre nel linguaggio comune serve ad indicare una persona villana) sarebbe -volutamente- il senso che traspira dalle semplici partiture che propone il cucciolo di mammuth; le altre vi invitiamo a desumerle da voi combinando in vario modo i sinificati, i significanti e le possibili allusioni -l'album risale alla fine dello scorso anno-. Noi vi forniremo qualche scarcio di immaginari possibili. Una sorta di figurazione di oddities moderne, per l'appunto.


Il proposito di cominciare con un Finale (squisito neurophunk ai 4/4 e il clarinettino di Nickodemus & Osiris, prìncipi del groove della baia di Hudson, uno dei due "remix" contenuti nell'album -l'altro è il piacevole ragged-dub di Blind Date dei Dublex Inc.) fa immaginare un viaggio a ritroso il cui punto di partenza crono-tracklistico sarebbe Lady Cod Driver (più simile ai precedenti lavori del progetto Baby Mammuth negli interplay percussivi e nelle sonorità), in cui sulla più classica delle onde quadre un sostenuto uptempo fa da cornice alla sincope vocale che ripete "gonna fake". Indipendentemente dalle direzioni che decidete di seguire (dalla track 10 alla 1 o viceversa), nel bel mezzo vi imbatterete in due autentici trips audio sullo stile degli orbital più psicotropici: su Tomoz Jazz una coltre di suoni chantilly fa immaginare ad una nuotata nell'etere prima che ce lo ricordi la voce e prima che la ripetività del loop si innesti alle parole recitate (l'aggettivazione pertiene) da quello che ha tutta l'aria di essere uno speaker radiofonico ("they had a great play", "touch music" e via di seguito) e alle strombazzate da "orchestra del maestro Caruso" molto Connif e tanto anchorman, una nuotata negli abissi dell'avanspettacolo pop in cui si può immaginare di imbattersi in qualche pseudolesboide unirsi ad un gruppo di coristi impomatati ad inscenare un balletto dall'interno di un'ostrica gigante o costumi di scena con carcasse di corpi irriconoscibili flutture tra le correnti convettive. In Nude (New) Tune, i trillii ad esordio della traccia unito ad un suono che fa pensare al risveglio di frankenstein e l'incedere cupo e i sporadici richiami a sonorità da horror movie dgli anni '80 farebbero da abito perfetto -verrebbe da dire- al postulato di Ford nel figurabile contesto post-industriale, simbiotizzato al metus tecnocraticus placidamente evocato da Big Show (il cui vecchio titolo cambiato al momento della pubblicazione era Euro Master).


01.Finale
02.Blind Date
03.Reverse
04.Sunburn
05.Big Show
06.Swing Business
07.Nude Tune
08.Do I Move You?
09.Seven Years
10.Lady Cod Diver

per ascoltare le previews schiaccia sul mammuth


Distribuzione Ishtar

Pagina a cura di Vito Camarretta  13.07.2004