![]() |
Lilies a case full of memories |
|
Questo disco potrebbe lasciarvi ammutoliti. Il titolo "Lilies" (gigli non lillà) allude ad un fiore che ha stimolato la creatività di molti musicisti elettronici in passato (si pensi alla bellissima "Requiem for a Lily" di Solar Quest), noto ai più perchè impressionato nel gonfalone del comune di Firenze, che ne reca in bella vista uno stilizzato e per i mitologhemi che lo classificano fra i più declamati fiori orgiastici. Secondo quanto risulta dagli scritti di Nicandro ("ornamentum rudentis asini prominet quod membrum dicitur"), Venere per fare un dispetto a Giunone ed Ercole fece sbucare dal centro del giglio un pistillo a forma di fallo d'asino. Capace secondo gli erboristi di lenire paighe e scottature e di disinfiammare foruncoli e ascessi cutanei, simbolo di purezza, i gigli trovano esecrazione e incantevole trasposizione sonora dalle macchine di Uwe Zahn aka Arovane. Che anzi -a noi pare- proporne una varietà echistoterma, capace cioè di resistere al freddo ad elevate altitudini. Lasciamo alle parole di Florian Sievers la descrizione della gestazione dell'album, di cui consigliamo vivamente l'ascolto, e del percorso artistico di Arovane. Tre anni fa ho trascorso l'estate a Ibiza, la sola nella mia vita. A differenza di quanto si
può pensare, non nelle torri imbiancate o nei luccicanti megaclubs dell'isola. Ma in una finca
in rovina nel mezzo di una foresta in collina. In un posto davvero lontano da tutto ciò che c'è
lì, senza cibo nè acqua calda. Ma avevamo la musica. Musica in abbondanza. Dato che metà della
combriccola era composta da djs, da dj house, per l'esattezza, che avevano con sè enormi pile
di dischi. Cosicchè costituimmo il n ostro club. Succesivamente acquistai tutti quei 12", anche
se non sono un dj house. e quando li ascolto, mi vengono in mente l'odore di quell'isola, quel
viaggio, quell'estate.
Uwe Zahn è un musicista. Questo lo colloca in una posizione privilegiata, dato che non deve acquistare queste fotogrammi acustici della vacanza, ma può produrli per copnto suo al ritorno da un viaggio. In seguito riflette esattamente le memorie che porta con sè. Quando fa musica, Uwe si fa chiamare Arovane. E "Lilies", il quarto album sotto questo pseudo, consiste di queste slides da vacanziero. Un report fotografico di un viaggio, una valigia piena di souvenirs, che in realtà non sono altro che "memorie". "Tides", il suo precursore, già raccontava di un viaggio in Francia. Questa volta tocca al Giappone, dove Uwe trascorse una settimana invitato nel 2003 dalla Progressive Form. "Lilies" proviene dalle impressioni e dalle emozioni di quel viaggio. Lo ammetto! I gigli non sono fiori tipicamente giapponesi, almeno non dal punto di vista
occidentale. Ricordano piuttosto la Francia, dato che si trovano sui blasoni dei reali di
Bourbon, ossia le virtù cristiane della purezza, della castità e dell'innocenza, se i più
affezionati alle interpretazioni religiose. Ma anche le maree [Tides] non sono esclusiva della
Francia. E dopo tutto, i gigli, per la loro estetica fragile e ciò nonostante lussureggiante,
sono i fiori preferiti di Uwe. E in qualche modo, quel discorso sulla purezza sembra adatto
alla musica di Arovane. E oltretutto ogniqualvolta Uwe pensa ai gigli, pensa più alle foto
di Robert Mapplethorpe, quelle più eterea e ultraesteticizzate piuttosto che ai suoi studi
erotici.
Uwe e il suo studio vivono in un appartamento spazioso quasi stereotipico nel quartiere berlinese di Prenzlauer Berg. Sebbene provenga da Hameln, dove è nato nel 1965. In quella piccola città, come ebbe a dire il magazine De:Bug, "le abitazioni monofamiliari hanno enormi cantine, in cui gli Arovane di questo mondo possono trascorrere ore seduti sul pavimento nelle stanze fai-da-te dei loro papà a gambe incrociate con un registratore a 4-piste per catturare il ronzio delle caldaia su lunghi nastri basf con i microfoni dei loro nonni lasciati sospesi." Già da bambino Uwe rimase affascinato da Autobahn dei Kraftwerk, non tanto dalla musica, quanto dai rumori delle auto artificiali nel mezzo della traccia quella simulazione con l'effetto Doppler stimolò il suo interesse per i suoni, dato che volle sapere come era stato fatto. Più tardi quel bimbo passerà attraverso le figure dei Tangerine Dream, i cui maestosi moogs modulari lo impressionarono immediatamente. Ma i suoi genitori probabilmente per problemi di spazio gli regalarono una tastiera Casio. Ovviamente, accanto a quel Casio nella stanza di Uwe cominciarono ad accatastarsi dischi di Spk,
Tuxedomoon, Visage, Yello, Joy Division e The Art of Noise. Fra questi anche alcune produzioni
di trevor Horn, tramite le quali la musica elettronica e il campionamento conquistarono le charts.
In seguito, in qualche istante degli anni 80, le cose si fecero più serie: Uwe acquistò un Korg
MS-20, cominciò a studiare d autodidatta armonia e arrangiamento e iniziò a far musica. Fin da
allora, microloops e figure melodiche era i suoi passatempi preferiti. Quasi in maniera
naturale seguirono le scoperte delle eleganti miniature di Erik Satie, così come quelle di
Steve Reich e Brian Eno.
Alla fine degli anni 80, Uwe si trasferì a Monaco e di unì al collettivo
"Six And More", impegnato in libere improvvisazioni di musica elettronica. Colpisce il fatto
che Uwe producesse musica così noisy nella silenziosa e intima Monaco, mentre dal momento in cui
si è trasferito nella rumorosa Berlino nel 1991, la sua musica sia per lo più calma. In quel tempo,
il bass-drum della techno -che non aveva molto significato per Uwe, allenato alle strutture
libere dell'improvvisazione- impazzava nei terreni industriali incolti della capitale. Presto
Uwe salutò con entusiasmo la scoperta della Drum and Bass, che comincerà ad usare e a ballare
specie quella caraterizzata da strutture ritmiche complicate e profonde. Photek, Source Direct,
Hidden Agenda - quel tipo di Drum and Bass. A tal proposito afferma che ancora oggi pensare a
questo genere gli procura un brivido lungo la schiena.
Genere che proverà a ricreare nel suo home-studio. Nel 1995, mandò un demo-tape sotto lo pseudo Electronic Source a uno dei produttori dello show "Radio Massive", trasmesso dall'emittente berlinese Kiss FM, un certo Thaddeus Herrmann, che oggi porta avanti l'etichetta di Uwe, la City Centre Offices. Prsto il suo demo, in cui Uwe cercò di infrangere i canoni della drum'n'bass, annoiata dalla 2-step, farà il giro della città. Una di queste cassette finì alla berlinese DIN, che nel '98 diede alle stampe il primo self-titled 12": Arovane, un nome di fantasia inventato velocemente al telefono, quando la GEMA [n.d.r. l'equivalente della SIAE in Germania] aveva bisogno assoluto di un nome. Un anno dopo l'approdo alla City Centre Offices - con il 7" "Occer/Silicad". E nel 2000 il primo album "Tides", segno di "crescita" da quanto si apprende dal sito dell'etichetta. Su "Tides" beats ricostruiti da vecchi dischi Hip-hop sono combinati a vestigia di strumenti tuttora esistenti, in particolare una spinetta, uniti a registrazioni di campo di onde, gabbiani e bambini che giocano catturate durante le vacanze in Francia. E Christian Kleine suonava la chitarra. Il disco fu una riorientazione verso l'umano. Un "complemento", secondo Uwe, al cool metallico e frammentato del suo album di debutto "Atol Scrap" sul quale ritornerà con "Aer (Valid)", una collaborazione con l'amico Phonem (Vertical Form). Nel quarto album di Arovane, le strutture ritmiche frammentate sono accessibili ad ogni
ascoltatore, le tracce sono prudenti, pensierosi e dubitabonde, dato che Uwe è stato accolto
con amichevolezza e cortesia dalla gente giappoinese - comportamento che potrebbe sorprendere,
specie coloro che vivono a Berlino. Oltracciò, Uwe è rimasto affascinato dal modo con cui i
giapponesi conciliano la spinta del progresso con la coscienza della tradizione, di cui "Lilies"
è riflesso nell'astratta compuiter-funk dei beats e nell'accessibilità dei campioni degli
stumenti tradizionali, come nel caso del piano, o nella voce della cantante nipponica Kazumi,
la prima a prestare la voce in un album di Arovane. Questa la descrizione di Uwe delle tracks
di "Lilies".
|
![]()
|
01.Ten Hours "Dieci ore di volodurante le quali la destinazione fa gocciolare sogni senza
pause che uno produce quando si trova in quei seggioli strettissimi dell'aeroplano."
02.Windy Wish Trees "La prima sosta a Kyoto, un complesso di templi shintoisti, la poesia di un momento. Nella zona di ingresso vi sono degli alberi presso i quali c'è gente che unisce nastri di carta con i desideri scritti sulle estreità, di modo che in seguito questi vengano portati via dal vento." 03.Passage to Nagoya "Un interludio, su un treno a Shinkansen che viaggia a 400km/h, attraverso un paese straniero". 04.Cry Osaka Cry "La timida asprezza di una nuova città che ti dà il benvenuto con una giornata grigia". 05.Pink Lilies "Un incontro con Kazumi, che, in inglese e in giapponese, ti racconta del mare e del viaggio" 06.Lilies "La parte centrale del disco, che connette il Giappone con Berlino, così come fu creata prima del viaggio. Un omaggio alle colonne sonore fatte con glio archi dei vecchi films in bianco e nero." 07.Tokyo Ghost Stories "Di nuovo a Tokyo, mi dirigo verso casa attraveso la città di notte dopo un gig in un club, pasando per strade senza nome e colonne di simboli stranieri alle 4 del mattino" 08.Instant Gods Out of the Box "Alla fine, meraviglia. Sulla facilità apparente con cui il giapponese riconcilia religione e consumo, il gadget tecnico concreto nella tasca dei pantaloni e l'indicibile, il sublime. Proprio a due passi dal vociare del centro commerciale mi attende la calma e la concentrazione di un templio, in cui gli dei sono improvvisamente pianamente reali e presenti." 09.Good Bye Forever "Alla sera una cena meditabonda e propiziatrice, che precede il trambusto dell'aeroporto del mattino successivo. E dopo appena dieci ore, mi è sembrato di aver vissuto in un sogno". |
Pagina a cura di Vito Camarretta 15.06.2004