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Black Eyes Cough funk-punk |
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Il marchio Dischord, noto per essere il laboratorio di Ian Mckaye e dei suoi Fugazi, equivale ad impegno e libertà creativa a discapito di ogni logica di mercato. I Black
Eyes riassumono bene queste prerogative, e propongono una evoluzione del genere post-hardcore,
partendo dagli ottimi precetti di obliquità stilistica propri dei Fugazi. Cough, secondo
album a distanza di due anni dall'omonimo Black Eyes, è un lavoro, come il precedente,
ricco sul piano lirico: i testi, affidati alle voci ska-punk-recitanti-urlanti di Hugh
McElroy e Daniel Martin-McCormick (suo lo stridente falsetto), sono fitti di riferimenti
religiosi e poetici. La realtà di un'America in guerra (A Meditation) con sè stessa e col
"diverso" e al tempo stesso preda di una paralisi morale (False Positive) si esprime in
monologhi visionari e cupi, dove la parola evangelica trova spazio come alienato monito
o come litania scaramantica (Eternal Life). Tutto si gioca sul tema dello sdoppiamento,
a partire dalla stessa line-up del gruppo, che può contare su una doppia sezione ritmica
(due bassi e batterie), chitarra, sassofono (una novità). L'effetto di straniamento e
decostruzione che evidentemente i Black Eyes tendono a raggiungere si concretizza per
mezzo di composizioni disarticolate, disarmoniche, propulse da un tribalismo ossessivo.
Alla fine si ha la sensazione di ascoltare un Captain Beefheart rivisitato in chiave
punk-funk alla Contortions, solo, più sermoneggiante e più monocorde. Con l'armamentario
ritmico a loro disposizione e nonostante la presenza in produzione di Ian Mckaye e Don
Zientara, ci sembra si possa fare di più.
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01.Cough Cough
02.Eternal Life 03.False positive 04.Drums 05.Scrapese and Scratches 06.Fathers and Daughters 07.Holy of Holies 08.Commencement 09.Spring into Winter 10.Another Country 11.A Meditation |
Pagina a cura di Ivan Capozza 22.09.2004