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How to make the unpredictable necessary? hardtechno |
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Questa espressione crucciosa, resa ancor più mefistofelica dal ritocco che ne ha illuminato fino a farla diventare abbagliante la parte destra e la fronte, lasciando in ombra quella sinistra appartiene al tenebroso Stephane Dri. Lo pseudo scelto è Scan X. Un'esortazione ad esplorare l'ignoto ovvero a stimolare/monitorare (scan, per l'appunto) il sistema nervoso, dato che X, inteso come segno e non come lettera, spesso si riferisce al chiasmo che caratterizza le reti neuronali, comprese quelle che collegano il cervello agli organi sensoriali. Nonostante da questo disco pare che il suo stile si sia ingentilito, stupisce il fatto che a licenziarlo sia stata proprio la France Communication, etichetta d'Oltralpe abbastanza famosa -secondo alcuni- per aver pensato prima alle piante e poi agli esseri umani come destinatari delle proprie produzioni -del suo catalogo indimenticata rimane la serie Musique Pour Les Plants Vertes, che sembra incentrata sulla teoria scientifica secondo cui anche (o persino) le piante reagiscano alle stimolazioni uditive, teoria applicata in alcune serre dato che per certe specie vegetali i benefici pare siano visibili specie nella fase della germinazione. Difatti, Stephane gode di maggiore fama tra gli appassionati della techno minimale francese che andò parecchio in voga dagli inizi degli anni '90 e di cui questo disco sembra essere un modo per riproporne e rinnovarne le sonorità. Il primo disco fu dato alle stampe con il marchio Chroma nel 96. Dopo quel disco, che gli tributò l'ambito e talvolta sperequato titolo di "pioniere", le collaborazioni -per così dire- trasversali con l'etichetta di Laurent Garnier furono diverse, ma la sua predilezione per la techno più abrasiva e oscura è rimasta immutata fino ad oggi. Sebbene abbia guadagnato la sua fama principalmente nei live-acts -la stampa specializzata diverse volte ha registrato il forte impatto emotivo suscitato dai suoi spettacoli, tra cui rimane memoria di quelli al Mayday e al Tribal Gathering-, da diverso tempo è impegnato anche nella produzione per soundtracks di videogiochi e risale al 2000 il suo approdo alla composizione per il cinema, quando musicava interamente Step by Step di Laurent Merlin.
Poeta algido, nel senso che Boulez conferiva al termine ('Una poetica si esprime attraverso la tecnica. [...] se non c'è una tecnica, una poetica resta nel vago e non può essere che una somma di "intenzioni" ma non di "realtà"'dichiarava in un'intervista il noto musicista d'avanguardia francese, autore del cranioclastico La marteau sans maitre nel 92, alacre sostenitore della "contestualizzazione" della composizione e padre di un maestoso tentativo di "serializzazione musicale"), propone in questo disco dal titolo How to make the unpredictable necessary? che ben collima con le sue istanze compositive, incentrate sul tentativo di funzionalizzare la musica in modo da ingenerare nell'ascoltatore interrogativi, una serie di techno-anthem che ricordano i primi vagiti di Joey Beltram (tante, tantissime le similitudini con The Grey in questo album, ascoltando tracce come Phaze o War) e Dave Clarke. Il parallelismo con più noti autori contemporanei più immediato è, considerato certo intellettualismo e alcune lancinanti riflessioni che sottendono la techno ruvida e (volutamente) acerba, con Jeff Mills. Il campionario strumentale è abbastanza riconoscibile: primeggiano difatti le bassline distorte della gloriosa 909 e le vischiosità sonore della Juno 106. Tra questi mottetti che, avrebbe detto Boulez -per cui Stephane ha palesato ammirazione e come musicista e come "coscienza critica"-, irrigano con il ritmo le polifonie, spiccano The Blade -il più classico coacervo di suoni acidognoli e ritmi plastici, una sorta di rendez-vous tra Parigi e Detroit-, la già menzionata Phaze, l'"adventiana" Higher -techno alla pirolusite- e i giochi di retrogradazione sonoritmica in Chaos e The soul. Troppo presto per poter affermare che questo album segni un ritorno diffuso nelle piste della cosiddetta hard-techno. Non pre-visibile, nè im-pre-dictàble, certo. Forse eccessivamente bête noire. Ma uscite ossessionatamente perfezioniste e in certo qualmodo "nostalgiche" come quelle di Stephan se non proprio necessarie, riportano a certe tematiche sui rapporti tra musica e linguaggio, che non andrebbero relegate ad impolverati scaffali accademici o a leziosità da salottino letterario. B-hack to hard techno?
Discografia How to make the unpredictable necessary? Album/2003" Neurotronik 12''/2002 Higher/The Soul 12''/2002 Chroma ALBUM/1996 Lost MiniAlbum DLP/1997 Intrinsic mind mCD 12''/1995 Bleu 12''/1995 Random Access mCD/1994 Random Access 12''/1994 Earthquake mCD/1996 Wasteland mCD 12''/1996 Satori EP mCD/1993 (Fnac Dance Music Division) Classic Reworks 12''/2003 |
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01.Outpost |
Distribuzione Ishtar
Pagina a cura di Vito
Camarretta 01 / 07 / 2003