Riow Arai

Mind Edit

Leaf Label

cut-up

 

 

Ritenendo obsoleti il rasoio (troppo occamista per essere considerato ancora attuale), il coltello e persino la mannaia, a fronte di quanti credevano che quelli citati (assieme forse al cacciavite e alla falce) fossero lo strumento che denota i nostri tempi, bene, costoro avevano torto... Perchè questo scorcio di nuovo millennio è dominato più che mai dalla forbice o meglio dalle forbici, perchè con una sola forbice al massimo ci si può sbucciare un dito. Strumento prensile atto al taglio. Che si tratti di taglio di frange o di taglio alla spesa previdenziale, poco importa. Perchè sempre la forbice è lo strumento principe. Lungi dal voler trattare dell'argomento con toni eccessivamente enfatici, il fatto (quasi) incontestabile che le forbici sono l'utensìle che meglio si presta a descrivere i nostri tempi, l'ha capito persino questo dj giapponese. A dirla tutta uno strano caso ci ha fatto supporre che non fossero giapponesi, ma che questi Riow Arai fossero in realtà di Sessa Aurunca o figurassero tra gli autori Riot, considerato che in Italia da qualche anno a questa parte non si fa altro che tagliare. Lezioni di taglio e cucito elevano il tono dei tribunali inquisitori televisivi, taglia e cuci lo fanno giornalisti, opinionisti, saggisti, scrittori e -gli unici davvero legittimati a farlo, copyright sulle stringhe permettendo- gli informatici (e talvolta in Italia vi si uniscono anche i morti). Tagli, dunque. Anche perchè è ragionevole supporre che in Italia per "far fronte" alle scadenze delle buste paga dei dipendenti della Banca "Centrale" o agli assegni vitalizi dei parlamentari, ci si prostri innanzi a forbici d'oro, quali quelle in uso in prestigiosi laboratori sartoriali o in saloni di coiffeur.



E Riow Arai è consono coi tempi quando sforbicia campioni breakbeat e partiture hip-hop in questo Mind Edit, attingendo da maestri del cut-up (da Matthew Herbert agli RZA) e acciuffando per la criniera i leoni del mo' funk. E volendo scomodare i latini, si direbbe "mala tempora currunt", quando ci si imbatte in pulvurulenti graffiate sonore come in Break Roads o Disturbance. E le scorrazzate giustizionaliste del protagonista di Tokio Eyes vengono in mente ascoltando Flatter o Gyrate e il suo riposo dopo gli impallinamenti diurni con la gomma nel pullulio placentare della contemplativa I Dine at Daybreak. Il miglior setting per gustare questo debutto di Riow Arai (garanti d'eccezione: Si Begg, John Peel e Jonathan More dei Coldcut) riteniamo sia una ferrovia abbandonata in un pomeriggio d'autunno con cuffiette e.. liuto!

“For most techno/breakbeats producers, technology is just a substitute for writing a complicated composition, or a shelter from exposing their artless forms. But for Riow Arai, it is a playground for releasing his spirit. He has the talent to open a door to the future of music” Quoted by Nobukazu Takemura


Links
Sito ufficiale Riow Arai
Soup-disk, etichetta giapponese "originaria" dei Riow Arai
Leaf Label
Leaf Label II

01.intro
02.undulation
03.inter
04.disturbance
05.gyrate
06.hyp
07.gold
08.flatter
09.break roads
10.trillion
11.i dine at daybreak

Pagina a cura di Vito Camarretta  15 / 11 / 2003