VV.AA.

Mother Tongues

Quatermass

100% female hip hop

 

 

Ebony WilliamsRegola numero uno per le scuole di aerosol art e spraytype: "A Blank Wall Means A Blank Mind". Proposizione da intendersi come un allusivo double-meaning, riferendosi non solo alle atone strade delle città del pianeta, ma anche probabilmnte alle radici culturali dell'hip hop, espressione cardine della black music contemporanea. Laddove c'è uno spazio vuoto o un bisogno, va riempito con ciò che ti passa per la testa. Una massima che vale anche nella vita, certamente. Ma è anche una massima che spiega da dove discende l'etica do it yourself dell'hip hop e il motivo per cui i muri delle città si trasformano in piacevoli gallerie pubbliche di colori e personaggi (e -se lo si concepisce come modo estremo per comunicare il disagio urbano o certo malcontento- invettive politiche o sociali, atte a manifestare ciò che è espressione nelle democrazie evolute -tra cui nominalmente figura anche la nostra- di quella che viene genericamente definita come "libertà di opinione", altrimenti soffocata, se non addirittura esorcizzata dai media ufficiali). Formalmente parte da questa necessità l'idea portata avanti dalla Mother Tongues, etichetta hip hop impegnata nella diffusione e nella promozione dell'hip hop al femminile, ma con alcune differenze rispetto alle oscenità propinate dalla feminine-hip-POP (l'immaginario -o il bestiario- è vasto e non riteniamo sia necessario evocare le strumentalizzazioni a cui soggiace il gentil sesso per volontà di scelte pubblicitarie e di marketing ancora troppo machiste). Primo: la qualità musicale. Secondo: certa consapevolezza che discende da progetti culturali seminali, nati proprio in seno al cosiddetto "black feminism". Il primo nome che salta alla mente è quello di Bell Hooks, autrice di alcune delle più incendiate battaglie intellettuali -anche se non sempre originali e pertinenti-, tra cui quella che statuirebbe l'equivalenza fra la perdita dell'idealizzazione e le varie forme di sindromi anaffettive. Anche se non si capisce perchè nonostante i temi caldeggiati qualche anno fa, il movimento letterario sembri assopito, le amazzoni dell'hip hop smentiscono l'ipotesi secondo cui il black feminism fosse solo un'altra parentetica opzione spirituale, partorita dalle stesse istanze messe in discussione. Gli editorialisti americani già parlano di turning-point creativo.

Heidi PasqualUn'iniziativa simile -ci ricorda Heidi Pasqual- risale ai primi anni '70, allorquando un'etichetta americana, la Olivia, dedicò un intero catalogo alle jazzwomen. Tra le sue fondatrici vi era la nota Chris Williamson, pietra miliare della storia della musica al-femminile -il suo disco più celebre Changer and The Changed superò quota 250000 in numero di copie vendute-, vero e proprio riferimento per la comunità femminista e lesbica. Premettendo che talvolta queste forme di espressione finiscono col risultare "autoghettizzanti" senza eliminare o quantomeno attenuare i pregiudizi in fatto di sessualità, nel reame dell'hip hop, le donne si rivelano pure strumentalizzazioni in chiave trendaiola-consumistica o, nel peggiore dei casi, machista, quando la cantantucola di turno viene iperormanalizzata e adattata a fantastica bambola di carne -alcuni simpatici pubblicisti d'oltreoceano hanno già coniato l'espressione "sperm urban legend" per designare codesta fattispecie di entità spettacolistiche. Un velo pietoso andrebbe steso su vere e proprie parodie vertenti sulla presunta superiorità dell'uomo sulla donna -gli esempi sono innumerevoli: dalla "battaglia" tra Sporty Thievz (autore di un remake ironico di No Scrubs, intitolata No Pigeon, e Tlc che recita "A Pigeon is a girl who be walkin' by / My rimmed up blue brand new sparklin' five/Her feet hurt so you know she want a ride /But she frontin' like she can't say hi ") fino a figurine quali le Salt 'N' Pepa o Roxanne Shante...

Dopo la piacevole Sextramental, intro strumentale, potrebbe sembrare una sorta di scherzo inserire la traccia della brava Maya Jupiter e di Moka Only (l'unico Mc con il pomo d'Adamo) seguita dalla lirica The Harvest di Trey sulla storia dell'hip hop al femminile e una sarcastica The Beat Goes On di Ebony Williams. Il sound orbita sull'ottimo data bank che caratterizza altri progetti di casa Quatermass: sempre vacillante tra rumorismo e sonorità semi-harsch, tra ill-bient e saturazioni sugli effetti. Due le voci che ci hanno colpito: quella rauca di Shorti Rv nonchè -vuoi per l'attualità della liriche vuoi per il modo in cui viene interpretata- di Phoenix. Sebbene sorga qualche dubbio che Mother Tongues sia davvero rappresentativa della scena underground dell'hip hop femminile australiana (considerando un dato numerico: solo quattro artisti firmano undici delle quattordici liriche della selezione), suggeriamo di ascoltare quanto queste ugole ruggenti emettono dai palchi australi con la speranza che l'interessante iniziativa portata avanti da Heidi Pasqual acquisisca maggiore consapevolezza e (talvolta) maggiore aderenza con la "realtà" a quella che qualcuno non esita a definire società al testosterone.

 

01.BEATS R US VS JAY-Q \sextramental
02.
MAYA JUPITER & MOKA ONLY \funnylock
03.
TREAY feat HAU and DJ DANIELSON \the harvest
04.
EBONY WILLIAMS \the beat goes on
05.
MAYA JUPITER and CAMIELLE \move
06.
SHORTI RV \memories
07.
TREY \universal soldier
08.
BEATS R US with JQ on keys \felines forces extramental
09.
EBONY WILLIAMS \open up your mind
10.
DANA DIAZ-TUTAAN \give me direction
11.
BEATS R US feat SHORTI RV \bass like sex
12.
EBONY WILLIAMS with NEOTROPIC \you never seem to understand me
13.
TREY \reality tales
14.
PHOENIX \hopeful

Pagina a cura di Vito Camarretta  01/07/2003