I Boozoo Bajou, maldestramente associati da molti solo al sottofondo
di una chiccosa festa dell'orgoglio femminista un
po' glamouresco in cui si consumano litri e litri e
litri di Martini (tanto da far lasciare alla porta attori belloni
e un po' paraculi... davvero improbabile!), finalmente tirano fuori dal loro cappello di paglia e con
una toppa della bandiera jamaicana una raccolta che
delizierà tantissimi padiglioni. Un tributo stando alle loro parole: "a tribute
to other musicians and producers who are more or less trodding
down the same fine line which simply means to make soulful music for nowadays
music lovers who are rather suffering and listening than lounging". Un
tributo non solo a questi gloriosi produttori e musicisti del dub-biz più chiccoso e sbarazzino,
ma soprattutto alle inoziose audiences
non
più dedite al "lounging". "Ciarpe
della rigattiera romantica" chiamando in causa Carducci? Poco
importa. I ragazzoni di Norimberga -dimenticata capitale della
Germania guglielmina, da cui, vuoi per il dinamico
clima culturale vuoi per l'attitudine pacifica dei suoi abitanti, che
ricordano e i pesanti bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale
e la faticosa ricostruzione, i Boozoo Bajou non pensano di allontanarsi (di questo amore per il
"suolo patrio" ne è conferma Camoiux, lirica declamata da
quel Wayne Martin, considerato
l'autentico teutone dall'anima soul
und blues)- peccano di falsa modestia quando affermano di non avere
intenzione di far conoscere i loro gusti al di fuori delle tanto amate
campagne attorno alla loro città. Ma per un duo
ancora corteggiato in tutto il mondo e che al mondo ha regalato discreto
supporto per piacevole jamming, un po' di questa malcelata paraculaggine
è concessa!
Passiamo alla tracklist: il primo titolo salta
all'occhio, dato che molti si chiederanno che ci fanno gli scozzesi Primal Scream di Mr.Gillespie in una selezione dub.
E dopotutto non c'è da meravigliarsi che Weatherall e compagni abbiano pensato alle dance-hall,
se si tiene presente che i loro primi passi (l'omonimo Primal Scream -1989- e l'album
che seguì -Screamadelica-) seguirono
la scia del fenomeno acid-house, in piena
espansione nei
primi novanta. Star rappresentava già
una novità rispetto al repertorio Primal
Scream: Mr.Gillespie scelse
difatti una forma che aveva molto in comune con una qualsiasi pop-song per fasciare una lirica -di certo non originalissima-,
densa di echi consoni alla loro moderata fiducia
nell'"interventismo politico" del loro seguito e
all'esortazione ad imitare "Sister Rosa, Malcom X
& Dr.King", lirica che si chiudeva con
parole piuttosto significative:
"One man's freedom
fighter / Is another's terrorist". La versione qui proposta si sposa
con le roots: un solo suono di diapason effettato (simile a quelli usati in casa Select Cuts) e la
piacevole melodica di Augustus Pablo. Dopo la già citata Camioux,
i BB ripropongono una delle tracks
che usano molto nei più recenti dj-set, Little by
Little, il brano più "pandispagna"
dei Groove Armada di Goodbye Country (con quel soffice riff di piano -!- e quei morbidissimi giri di banjo). Il Gourmet de Funk
di Mousse
T, si
sa, è per gli inappetenti... e dopo mangiato secondo i canoni
qualcuno suole schiacciare un sonnellino. Per cui azzeccata è la scelta dello
skater più "morfeico" del naptime, Tommy Guerrero, il tranquillante -così pare- preferito da James Lavelle, mente della Mo' Wax. Ci si risveglia anche se ancora un po' intorpiditi
sul Bon Jour degli UKO (Klein Records), tiepido revival
di certe ariette alla Barry White.
A questo punto -non vogliatecene- ci vengono in mente certi
comuni fenomeni fisiologici che interessano l'organo riproduttore maschile...
ma andiamo oltre, dato che da qui in poi i cuscini non servono più, sebbene Jiri Ceiver sembra aver composto Ycool dopo una levataccia e
l'originale miscela di funky e dub
di Burnt Friedman & NDB -dub
dal colletto bianco che val la pena seguire per
ironia e stile-, unita ad una dichiarazione "divertitamente
confusa" di un anziano su certo gap generazionale linguistico sembra
filtrata da certo onirismo -come dire- "infranto". L'interessante
esperimento in Portland Woodchamber -il riverbero è usato in maniera tale da far sembrare
all'ascoltatore che i suoni provengano da un tronco cavo- precede il
divertente blues di John Lee Hooker (della gloriosa Stax) e una
serie di dub-sessions più radicati ai
primordi: dalla classica Jah Rule
(suonata al Technopolis di Porto lo scorso anno dai
BB) ad una song di Wayne Jarret (ascrivibile a quel
filone della dub-reaggae, che ha prodotto tutta una
serie di quasirequiem in memoria di Bob Marley o che alla sua figura sono tanto affezionati da
essere caduti in depressione cronica dopo la sua scomparsa), dai refoli di Freddie McGregor (più vicino alla dub più
masticata in Italia... ) alle tonalità più seventies
di Gregory Isaacs. Si
"atterra" su tonalità decisamente più morbide e soul:
quelle sgraziate ma decorose di Terry Callier -una delle leggende viventi del soul-,
quelle più posate di Willi Wright
(le liriche di Right on for the darkness sono di Curtis Mayfield...) - a precedere l'equilibrata Second to None
degli stessi Boozoo Bajou...
poco dub molto soul e
tanto funky- per "chiudere" con
l'irremovibile Paul Weller, il country-man Greg Brown e con Grove #2,
contenente registrazioni dalle strade di Port
Antonio (una fotografia della vita giamaicana che non ci si aspetta di
trovare nelle guide turistiche...).
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