Vulnerable

Distance

pooltail party cinestat

 

 

Qualche livore e qualche tinta sbiadita colora la vulnerabilità più soignée così come la rappresenta in questa sorta di audiodocumento quello che non esiterebbe a definirsi un nuovo prototipo di crooner, Mikael Delta. Nuovo perchè oscillante (vi parrà strano che per questo sia nuovo) tra il keynesiano e lo jettatore, tra l'esotico e l'autoptico. Uno dei dettagli per nulla irrilevanti è la qualità sonora davvero impressionante (parte del disco è stato registrato al Tritonus Studio di Berlino, studio di registrazione nonchè centro di sperimentazione elettroacustica, meta di numerosi musicisti e ingegneri del suono). Altro dettaglio affatto irrilevante è la fotografia del bulgaro Nikos Chrisikakis, bravo a conferire una contestualizzazione al sound già di per sè cinematico di Mikael (già notissimo nella sua Grecia), un pool party con sagoma di un cameriere presenziatore morto sulla superficie, calato in un atmosfera surreale e "manierista", evento a cui tutti i camaleontici ospiti restano indifferenti, quasi un epilogo-crepaccio di una narrazione nouvelle vague leenhardtiana. Un party in cui Mikael trattiene idealmente gli astanti versando absinthe preparato con ingredienti attinti da soundbank glamourish blues, feverish lounge, indiscrete afferenti in ballate trasognate (Pure), liriche autoreferenziali e drammaturgiche (I'm not Keen) e canti mossi da quella che ha tutta l'aria di tradurre l'ennui percepita e interiorizzata in impulsi sonori, sempre come in procinto di estinguersi in lamentevoli toni tra disincanto e apatica reattività (Heat Wave, The Truth). Immaginata come un Nick Cave un po' sornione che si diletta a fare l'equilibrista a bordo piscina, parlando di parassiti della pianta del caffè. Ogni composizione si alimenta e di suoni e di percussioni (e di pause), usate per conferire maggiori filmicità alle declamazioni canore (struggente quelle in I'm Not Keen di Billie Ray Martin e Heat Wave) e alla parte melodica, colonna portante di quasi tutte le suite costruite da Mikael. Un piacevole gourmet sonoro par vin ordinaire!


Biografia

Billie Ray MartinAteniese, classe 69, grafico con il vizio della musica e della pittura, debutta nel 92 con una band (Stero Nova), impegnata a tessere trip-hop effettata, ambient e tech-house, realizzando ben 8 album e numerosi singoli. Il suo primo solo-project risale al 95, quando con il marchio T19 cercherà di coniugare le sonorità aspre di Detroit con la techno di matrice britannica, precipitato tanto innovativo (per quei tempi) che il suo primo disco verrà licenziato dalla belga R&S e suonato nel mitico Tresor di Berlino. Le reazioni positive della stampa internazionale ale sue personalissime "Blue Emotions" (Glasgow Underground), lo faranno approdare alla parigina Distance, per cui darà alle stampe Halcyon Days. Nello stesso anno -il 2001-, realizzerà con la nota connazionale Tania Tsanaklidou, l'incantevole To Chroma Tis Meras. Score-composer per tre pellicole greche, si dedicherà a numerose produzioni teatrali. Attualmente è resident in una discoteca ateniese, ma la sua agenda è quasi sempre fitta di impegni che lo portano ad itinerare fra i club europei.

Useful Links
Mikael Delta Official Site
Distance Records
Billie Ray Martin
Nikos Chrisikakis

 

    01.Heat Wave
    02.Pure
    03.Sleepwalking
    04.If I Touched the Sky
    05.I'm Not Keen
    06.The Truth
    07.No One


Distribuzione Ishtar

Pagina a cura di Vito Camarretta  06/09/2003