Zofka 


Nice


Monolog

exquisite confession

 

 

In esclusiva assoluta per The Vibes e su esplicita richiesta del mittente, riportiamo l'e-mail, pervenutaci il 20/1/2003, riconducibile alla  mano di Vittorio Longobardi, direttore di una filiale del Credit Suisse, recentemente fuggito dopo aver sottratto alle casse della banca una somma stimata in 25 milioni di euro.

Pur non essendo in grado di verificare l'attendibilità del documento, lo staff di The Vibes ha deciso di pubblicare online la lettera, alla luce di tre ragioni essenziali. Prima: in essa si richiede di risalire al titolo di un disco cui il Longobardi fa riferimento ( e che dopo aver prontamente reperito, abbiamo deciso di proporvi come cadeaux sanvalentiniano). Seconda: crediamo che una cronaca corretta passi attraverso la molteplicità delle fonti e la loro divulgazione. Terza: crediamo alla cronaca corretta.

Ecco il corpo della mail:


Gentile The Vibes,

...(rileggo subito la prima riga constatando quanto ancora da essa trasudi il tono deferente e galateale che ho dovuto assumere in tutti questi anni. Mi disgusta, per cui, ricominciamo)...

Ciao The Vibes,


sono uno che sta finalmente fuggendo. Mi piacerebbe che mi vediate solo come un fuggitivo e non come un criminale. Sebbene abbia commesso un furto, gradirei indurvi a pensare che tutto quel danaro sia servito a riscattare un altro di furto, originario, quello della mia libertà. Sì, ho rubato per...  per potermi sentire libero, libero di fuggire, con tutte le complicazioni del caso -inutile dirlo-.


Ripensando al mio passato recente è proprio nelle fughe da quell'ufficio corazzato, fughe a tempo determinato, che mi vedo respirare: in auto a finestrini abbassati sui tornanti della collina di Sant'Ignazio che mi riportavano a casa, durante il jogging domenicale nel parco (nelle cuffie sempre Tosca), durante le ore trascorse con Caroline, unico antidoto a uno sterile, ormai stanco matrimonio, unica boccata d'aria fresca rubata -ebbene, sì... anch'essa rubata- alle mie trasferte svizzere. Caroline... mio fragrante ricovero, fuggo via anche da te ora, dal pied-à-térre pieno di noi, ingombro del nostro appartenerci senza possesso, così differito e poco istituzionale. Perchè anche tu inseguivi a tuo modo una idea di fuga, aprendo carichi immaginari con i tuoi travestimenti e quella tua musica, che usavi - e non ve n'era bisogno mia cara - per sottolineare un edonismo esotico, da entreneuse di un "Altrove" rilassato, un pò kitsch e illusoriamente sublime... Eri bellissima l'ultima volta, immersa nelle note di un sofisma filo-francese, in bilico tra un cafè-chantant dell'era lounge e una Grace Jones caucasica, in desabillè su una terrazza in Cote d'Azur, ammiccante dietro due labbra laccate rosso fuoco e soffermate sulla lunga cannuccia di un framboise-daiquiri... E la malizia deliziosa con cui accennavi quel canto: "Le temp passe tic tac, pour toi et moi...". Non avida d'altro che del tuo sottrarti ai miei assalti, non avida d'altro che del tuo immobile viaggio musicale...


No ragazzi, non sono un ladro, e nemmeno un puttaniere a questo punto. Voglio solo fuggire, sguazzare nella mia libertà di fuggitivo. Ma se c'è un souvenir, uno solo, del quale vorrei continuare ad essere schiavo, è quella musica, lo sfondo evanescente della pelle di Caroline: colei che mi ha convinto con la sua fuga scintillante e inutile a intraprenderne una che spero utile e infinita.

Buona fortuna, a voi, a me, a te Caroline

Jacques Le Fataliste

 

01.Pearl
02.Pearlsong
03.Tu Ne L'aimes Pas
04.L'automobile
05.Duckies
06.Velociped
07.L'orage
08.Duckies Reminder
09.De Michel
10.Le Temps Passe
11.Dopis
12.Hellblau
13.Old Duck
 


Pagina a cura di
Vito Camarretta e Ivan Capozza 24 /01/ 2003