the Pilot Ships

 

There Should Be an Entry Here

 

 

rock or post?

 

 

 Dopo "The Limits of Painting and Poetry" (2000), la Blue Sanct ripubblica l'album di esordio del progetto The Pilot Ships:"There should be an entry here", uscito nel 1997 su Ata Glance. Ed è una bella amarcorde. Di base nei pressi di Chicago, questo combo raccoglie membri di svariate bands underground, tra le quali spiccano Brian McBride degli Stars of the Lid e la chanteuse Cheree Jetten, già ne i The Angels e Bees are Back. 

La carica evocativa ed espressiva di questo disco, prodotto modestamente e con un risicato supporto strumentale (chitarra, basso, batteria con l'aggiunta di pianoforte e tastiere), è mirabile. Rock scarnificato, di una lentezza Codeine-ica, sempre sull'orlo di una catelessi fittamente onirica, illuminato fiocamente attraverso finestre appannate da una umida psichedelia autunnale. Un tenue rumore di pioggia ci accompagna al misterioso varco citato nel titolo: le prime narcotiche battute di batteria, sorrette poco dopo da lontani droni di tastiera, fanno subito intendere che il piacere del solo viaggio supererà di gran lungo quello del raggiungere una qualsivolgia meta. La Jetten bisbiglia soave e assente la melodia infantile di "The Reverb Song", che alla fine si infrange su due accordi reiterati di un piano isterico. "Cantelope" aumenta il ritmo, la chitarra sospinge il brano nei territori degli Smashing più noir, aiutata da una tastiera in stile Joy Division. In "A Stop still Remains", ancora la Jetten, intona una nenia nordica, intossicata: lo sviluppo dell'intera canzone rimanda alla magia islandica dei Sigur Ros (sebbene su sole 4 tracce). "July 6th" potrebbe annoverarsi tra i brani più velvetiani (capitolo terzo) dei Low. "Fun" manda in loop un ritornello di perfetto sadcore. "Vessel" è costruita su un crescendo che si perde nell'illusorio alto mare di un eco di tastiera e feedback: breve fuga.Subito dopo ci si ritrova in un bosco lunare,cullati dal canto mellifluo della solita ninfa e di enigmatici fringuelli ("A Song by your Campfire"). "Pink", uno dei brani più belli dell'album, il cui titolo probabilmente gioca surrettiziamente con "Pink Moon" di Nick Drake, è una reverie folk,sbiadita, degna del Mark Linkous più depresso."Looked over" sembra costruirsi da sè,da tre nude note di chitarra e  si conclude in una sgualcita compiutezza...Se poi si lascia andare il CD (si augura che il tempo non sia una variabile di interesse per chi si lasci coinvolgere dall'ascolto) si suggellerà il ritorno in sè con un pianoforte desolato ("No Fun Reprise") che invece istiga a continuare il vano vagabondaggio. 

01.The Rverb Song
02.Cantelope
03.A Stop Still Remains
04.July 6th
05.Fun
06.Vessel
07.A Song by Your Campfire
08.Pink Noon
09.Looked Over
10.No Fun Reprise

Pagina a cura di Vito Camarretta  & Ivan Capozza 29 / 09 / 2002