Tribeca/Ronderlin/Acid House Kings

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Labrador

swedish moodish rock

 

 

Quando si parla di pop svedese, il primo nome a fare capolino nelle nostre menti un pò distratte,cioè troppo globalizzate per essere europeiste, è quello dei Cardigans: un successone conquistato grazie a dosi abbondanti di melodie lecca-lecca a loro volta glassate dalle vocals iperglicemiche di Nina Pearsson. In realtà i Cardigans (inattivi ormai da tempo dopo l'avvio del sodalizio artistico con Mark Linkous degli Sparklehorse, della front-woman) sono solo la punta di un iceberg sommerso, formato da un attivissimo coacervo di gruppi dedito all'esplorazione - rimasticazione - metabolizzazione - digestione - quindi -evoluzione della forma pop. Questo Swedish-pop, nasce, stilisticamente, come fratello minore o adottivo dell'illustrissimo Sir British-pop (e non ci riferiamo in senso stretto al fenomeno dei primi anni '90 costruito (si) attorno all'insulso derby da Cioè: Oasis vs Blur), del quale riassembla in modo vario le varie manifestazioni:dal merseybeat,all'electro-pop,dal dream-pop alla new wave. A differenza però del pomposo fratellone d'oltremanica, Swedish-pop non può contare su una stampa di settore tanto influente da potersi permettere di lanciare "big-things" ogni mese, nè tanto ubiquitaria e dal così largo seguito.Nonostante ciò, etichette come la Labrador (rimanendo in ambito pop), continuano proficuamente,seppure in relativa solitudine, la loro opera di scoperta e promozione di bands nate in territorio svedese. E forse è proprio in questa marginalità, meglio traducibile come caparbia,efficiente e non rumorosa autonomia di azione, che risiede il segreto della Svezia, a partire dal suo tessuto socio-economico, fino a giungere al prodotto culturale finito.

Non è un caso che sul sito della stessa Labrador si legga una vera e propria affermazione di identità:All Swedish people are depressed and spend most of their time thinking of ways to kill themselves. Often they find a way, eventually. But on their way to the bitter end they have the inspiration to write some of the saddest and sweetest pop melodies in the world.
Some people try to convince themselves that they're not depressed. They call themselves names like Popsie or Eagle Eye Cherry. This is, of course, of no interest for us. We just collect all those lost souls and put them on shining (or if we're in an indiemood, black) plastic.

Ma chi a questo punto ha maturato l'idea del pop made in Svezia come prodotto ad esclusivo uso e consumo degli autoctoni, si sbaglia. Pare che i nostri nordici pionieri dell'indie-pop esercitino un particolare fascino sul mercato americano(si dia una occhiata alle proposte Parasol). Un esempio recente di questa osmosi intercontinentale è stato il fenomeno Hives.Veni Vidi Vicious, disco di debutto uscito in Europa qualche anno fa, è stato ripubblicato oltreoceano sull'onda del revival garage-rock, permettendo allo scatenato gruppetto di punk-rockers in giacca e cravatta di essere annoverato tra i gruppi con la S finale,assieme a Strokes,Vines,White Stripes. Di certo è noto come il mercato indipendente americano non veda proprio di buon occhio le proposte pop-rock inglesi,a meno che non siano espressione di un trend stelle e strisce: basta pensare che quando alla fine degli anni '60 il verbo del rock britannico prese piede negli States, si parlò,in termini sibillinamente bellici, di "british invasion". E da allora, fatta eccezione forse per l'influenza dei Pistols e di certo shoe-gazing, gli yankees sono sempre stati in guardia di fronte a possibili incursioni stilistiche che provenissero dal Regno Unito. In nome dunque di una sorta di battaglia di stili,di querelle estetica se si vuole, sembra prefriscano attingere al repertorio pop, da fonti non made in UK. Questo non toglie che lo Swedish-pop possa vantare una sua propria fisionomia, ma nemmeno sarebbe giusto non riconoscere il debito del genere verso i grandi del pop inglese, piuttosto che verso gli altretanto bravi maestri del pop americano.
Giudicherete voi lettori la pregnanza di questa lunga premessa e la sua aderenza a una illazione o al gossip puro e semplice, dopo aver ascoltato queste tre proposte Labrador: Acid House Kings, Ronderlin, Tribeca.


I primi sono in giro dai primi anni '90, spinti a fare musica in seguito, pare, alla delusione provata ascoltando Kill Uncle di Morrissey. Il loro "Advantage" è guitar-pop puro, vivace,fresco, armonie ariose, coretti merseybeat da collegiali pimpanti. Con "Wave another day goodbye", i Ronderlin dipingono la nostalgia tardo-adolescenziale di Stoccolma, coi colori più idonei: liriche smitshiane e fluttuanti tastiere alla Belle&Sebastiane, per melodie che lasciano subito l'impronta. Più ruvidi e giocosi i Tribeca di "Kate-93", un synth-pop new-orderiano che non disprezza graffi di chitarra e che talora fa il verso al pop più triviale che la Svezia ricordi ("The sun always shines on TV", pezzo di apertura, fu anche il titolo di una hit dei "mitici" A-HA).

Tre entrate "secondarie" per addentrarsi in una etichetta che regalerà melodie  a profusione ad un tempo libero un pò afono.

Ronderlin Wave Another Day Goodbye
01.you made somebody want you
02.reflected
03.life brings on a shiver
04.wave another day goodbye
05.icy fingers
06.time for farming soon
07.she stays at home
08.summer likes the wind
09.sweet nothings
10.the man with the magpie
11.black eyebrows
12.everything's just fine
 

Tribeca Kate-97

01.the sun always shines on tv
02.teenage
03.kate -97
04.combat
05.jumpstart
06.virus
07.happy new year
08.forever young
09.3:45
10.off
11.a night like this
12.stakeout

Acid House Kings Advantage
01.this and that
02.yes! you love me
03.family friend
04.heaven's just a kiss awaw
05. ...but I was wrong
06.first time
07.paris
08.from the notes I've made so far
09.wake up!
10.I can't let go
11.a lover's weekend
12.brighter

Pagina a cura di Vito Camarretta  e Ivan Capozza 15 / 03 / 2003