Godspeed You!

Black Emperor


Yanqui U.X.O.


Constellation

experimental riotrock

 

 

Ci si aspettava musica impegnativa dai Godspped You Black Emperor. Musica impegnativa e -questa è la vera novità- impegnata è quella che risuona in Yanqui U.X.O..   Terzo lavoro epico, cerimoniale, cerimonioso, magnificente a tratti, a tratti estenuante, ma sempre limpido, anche nei consueti, orgiastici acme strumentali (si citi un solo gruppo o artista che non abbia beneficiato in fase di registrazione del supporto di Steve Albini Pigmalione). Nessuna novità stilistica di sorta, se non la totale assenza di spoken words che aleggiavano sibilline nei precedenti albums. Eppure, si diceva, Yanqui è un disco "impegnato". Nei sensi che: intende veicolare un messaggio, esprime una presa di posizione, si schiera, accentua una dicotomia, la crea ex novo, et cetera... Una istanza tipica del rock indipendente, i cui migliori esponenti (in retrospettiva) hanno fatto coincidere la proposizione di un contenuto alternativo, di rottura, con una innovazione della "forma", dello stile (un esempio per tutti: i Fugazi). Ed ecco il punto: i GSYBE pongono un dubbio (inteso non come critica tautologica, ma come sospensione di giudizio, epoché) riguardante i modi attraverso cui il "post-rock" possa fungere da significante e adattarsi a rivestire un contenuto impegnato, ovvero, osando, ideologico. Dubbio evidente poichè quello che è fin dall'inizio apparso essere il nucleo di coalescenza espressiva per un genere così disgregato e disgregante si potrebbe racchiudere nella formula del "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo" :rinunciare e non proporre, enunciare e non disporre. In altri termini, l'elemento che, a posteriori, qui specifica la forma è il rifiuto della forma stessa, prima ancora del contenuto ( concetto ben espresso da ( ) dei Sigur Ros).

Ideologicamente, Yanqui U.X.O. è una invettiva antimilitarista ergo antiamericana (Yanqui=yankee; si osservi che GSYBE è un ensemble canadese), vagamente anti-israeliana (si legge nelle note che accompagnano "09-15-00":"09-15-00 is Ariel Sharon surrounded by 1000 Israeli soldiers marching on Al-Haram Ash-Sharif & provoking another intifada"), apertamente anti-majors (molto didattico quella specie di grafo riportato sul retro della copertina che illustra i rapporti tra industrie belliche e le grandi case dell'entertainment globale). Questa invettiva però, trova spazio solo nel packaging di un prodotto che pare discostarsi a livello comunicativo dai messaggi stampati in copertina. Di fatto, Yanqui U.X.O. si svolge in 5 microsinfonie (o maxisuites che dir si voglia) per chitarre ed archi: ogni traccia di emotività è diluita fino alla dissoluzione nell'arco delle lunghe introduzioni e poi è rianimata per mezzo di crescendo defibrillatori (il marchio di fabbrica di GSYBE). Quella che si sente non è musica veicolo di una comunicazione, piuttosto manifesta il tentativo di soverchiare ogni comunicazione (e ogni invettiva) con un gioco di alternanze di volume sonoro e di minimalismo armonico (il rifiuto della forma). E' così che si attua il gap: la multimedialità (più mezzi convergono per un solo obiettivo) tipica di un lavoro discografico diventa eteromedialità (più mezzi finalizzati a un aumento della complessità). E il gap si alimenta di ipotesi, la complessità suscita disorientamento. Che quello dell'alienazione emotiva sia il mezzo di una nuova comunicazione a sua volta? Che il disco simuli una sorta di fenomenologia della dialettica packaging-prodotto? Come sempre e più che mai sta a chi ascolta trovare una risposta, ovvero una nuova domanda.

ì

 

01.09-15-00
02.09-15-00
03.Rockets fall on Rocket falls
04.Motherfucker=Redeemer
05.Motherfucker=Redeemer


Pagina a cura di Vito Camarretta e Ivan Capozza 14 /01/ 2002