Appetizer feat.Josef Saddler


My Heart


Disturbance

 gastroTech-house re/fined with soul aphro-douché

 

 

Appetizer: è difficile esprimersi grigiamente e in modo impeccabilmente professionale quando si ha tra le mani un prodotto dal nome e dalla confezione così allettante!! E per confezione, ovviamente, non si intende solo la veste grafica e la scelta cromatica dello stesso compact, i cui punti di forza & fascino sono costituiti dall'assoluta assenza di spigolosità al tatto e dal pulsante e caldo contrasto delle tonalità rosso - aranciate usate per l'espressione dell'emblema imperante di questo interessante e non casuale prodotto intellettual - discografico: un cuore, the heart, anzi "my hearth". Già nella cover-art l'indicazione della traccia musicale più significativa del compact, un pezzo che non tradisce quella assoluta sensazione di calore che qui rivive nella interpretazione, quasi evocata da realtà e immaginari metropolitani lontani, dell'americano Joseph Saddler, cantante dall'impostazione soul originario di Washington, già collaboratore di BiTeR MC (Spagna), Steven G (Germania) e del giapponese Hideo Kobayashi. Ma la stessa evoluzione del prodotto, che si può seguire e gustare - se no che Appetizer sarebbe? - attraverso l'ordinato e sequenziale scorrimento delle tracce, ci conduce direttamente in questa galleria di sensazioni e calore che sanno di esotico, luci e ritmi lontani (Brazilian Journey, I Need a Geisha). Lo scenario cambia alla traccia 3, Maybe l'll, un brano che proietta mirabilmente nell'ascoltatore effetti di pensiero e movimento. 

 

E troviamo di nuovo Joseph Saddler e l'anima nera del suo canto, una ritmica serrata e originale che ci trasporta naturalmente e quasi senza avvertimento nell'atmosfera biancastra e iodata di Sintemesc, il primo pezzo di quella che non impropriamente definiamo "trilogia" (per gli amanti di Kubrick non necessitano spiegazioni, per i novizi è necessario vedere almeno una volta "Arancia Meccanica"), completata dagli altrettanto  impressionanti "Vellocet" e "Drenacron", palindromie tech-house raffinatissime che nulla hanno da inviduare ai technomaker d'oltremanica e d'oltrebrennero, che continuano a far scuola in materia di pattern-morphing. L'alternanza di puro e sintetico, di tepore e freddo continua con l'asettica "No Love", antitesi di "My Heart" - che seguendo un imprinting stilistico già apprezzato nel side-project Dati, include improvvide citazioni da pellicole anni '70- e con il sound malizioso di Cristina Song, con sonorità quasi scolarette e adolescenziali "spaesate" da una inquietante "junglhautzadistic". Il piatto forte di questo eclettico e originale Appetizer è il dessert: "Move On" e ancora la voce di Josef  capace di porsi antiteticamente agli effetti, alle percussioni e agli strumenti a corde in una spirale sabbiata e techno, un dolce vortice ritmico che ancora una volta non lascia inalterati i movimenti dei nostri corpi e la sorprendente e piacevole sensazione dell'ascolto.

 

01.Brazilian Journey
02.I Need a Geisha
03.Maybe I'll
04.Sintemesc
05.My Heart
06.Vellocet
07.No Love
08.Cristina Song
09.Move On
10.Drenacrom

Pagina a cura di Tiziana Dattuomo & Vito Camarretta 01 / 10 / 2002