Week from 23 to 30 December 2001

 

Jah Wobble and Deep Space

 

" Largely Live in Hartlepool and Manchester "

 

Label: 30 hertz

 

Il cavaliere della musica contemporanea, quel Jah Wobble, consacrato -e non a caso- tra i capisaldi della musica contemporanea per aver dato "forma" al virulento nichilismo di certe frange del punksterism, evocando -come pochi avrebbero saputo fare- qualsiasi stilema musicale conosciuto sotto questi cieli (dalla dub al reaggae, da Stockhausen a variegate frivolerie etniche), ritorna in queste registrazione live con gli scudieri del juggling etno-psichedelico, i Deep Space, con questa ottima produzione, che raccoglie episodi live, registrati principalmente tra Manchester e Hartlepool.

Impeccabile sul piano tecnico ed esecutivo, questa enseble astragaelica distilla dieci capolavori di sincretismo etnomusicale. Al centro della speculazione espressiva -non completamente esente da sofisticatezze percebili dai padiglioni più allenati-, vi è il complesso immaginario musicale indiano, anzi ad essere più precisi quello dell'India sudorientale, ovvero quello che preservava -nonostante l'esistenza di determinati canoni compositivi- la libertà espressiva del musicista, capace di rendere meglio il proprio stato d'animo (o più semplicemente una stagione, un'ora del giorno o della notte, un colore) cavalcando attraverso i ventidue microintervalli fissi (gli 'sruti'), che contraddistinguono il sistema del solfeggio, relazionandoli ad un suono fisso, una sorta di tonica, che diventa il "baricentro" su cui ruota ogni elemento espressivo. E' pertanto giustificata una delle denominazioni del "modello compositivo" indiano, Samgita, che tradotto alla meno peggio dal sanscrito potrebbe voler dire "arte dei suoni". Un'arte che Wobble e Deep Space conoscono bene, tanto da potersi permettere di integrare le "classiche" scale eptafoniche e pentatoniche (davvero complesse...) con stilemi moderni (dub in capo a tutti), senza intaccare il corpo melodico -quasi sempre "convenzionalmente" ripreso nei "tehai", ovvero le formule di chiusura. Nello strumentario primeggiano il sanai, il flauto di bambù e la vina, oltre al variopinto set percussivo. Un profano rimane sconcertato a volte di fronte a questa forme espressive, ma sbaglierebbe nel ritenere che si tratta esclusivamente di esotismo, di ricercatezza fine a se stessa o addirittura di astrattezze. La giustificazione del "neo-esotismo" -se così vuol chiamarsi- va ricercata nelle tradizioni filosofiche e religiose, la cui esposizione esula dai miei intenti. Basti ricordare che uno degli statement di quelle culture è l'idea della ciclicità, contrapposta alla "linearità", che ricorre invece nella cultura occidentale. Talvolta diventa difficile inquadrare queste descrizioni e ci si lascia prendere dalle suggestioni indotte da esperienze musicali in certi casi (come in questi) irripetibili... Riconoscibili anche influenze della trance music marocchina (Masters of Joujouka in primis) e richiami al marginalismo davisiano.

cd#1

01.Manchester
02.They Were planning Murder
03.As Thick As Thieves
04.Rimshot
05.Forghetting Myself

cd#2

01.Hartlepool
02.Liquid
03.Space
04.The Sides Of Tall Buildings
05.Slow

Pagina a cura di Vito Camarretta  15 / 12 / 2001