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Dar Beida 04
" Impiria Consequential "
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| Etichetta
capitanata dall'omniscente Bill Laswell, la Barraka
El Farnatshi raccoglie,
elabora e trasforma gli echi delle sonoritā maghrebine e mediorientali
in grooves ultramoderni all'insegna di un trasformismo contaminante e
proteiforme, capace di lasciare intatto lo spirito autentico di quelle
culture distanti eppur vicine. Questo cocktail, che potrebbe definirsi
con un'alliterazione forse un po' azzardata discosufi, nacque
allorquando Abderrahim
Akkaoui e Pat Jabbar ascoltarono
il capolavoro ambient-transonico di Bill Laswell "Lost
in Translation"
e decisero di dar forma alle loro impressioni concentrandosi su
allestimenti strumentali chill-out.
Tra le tante tracce registrate negli studi di Basilea fra il 97 e il 98, una in particolare -"Mesk El Lil", qui reinterpretata da Amina Ray- aveva una strana e astratta ritmicitā, che spinse i due majnoun (termine preso dal vocabolario berbero, che dovrebbe significare "fuoriditesta") ad innestare un loop di bassline e cassa. Da quell'intuizione nefanda eppure tanto ardua quanto coraggiosa ne č nata questa Jihad etnogroove, che sembra uscita da un olio di Lucien Levy Dhurmer -Silence-, che ritrae un'incantevole donna berbera velata dal volto provato dalle ovvie fatiche, sulle quali si imbatte l'umanissimo senso della conservazione e della sopravvivenza nelle desertiche lande del Sahara. Ritornando all'album e alla sua travagliata gestazione, l'idea di un disco strumentale fu presto abbandonata in seguito all'incontro con Mady, addetta stampa del distributore francese Night and Day nonchč amica di Nina Hagen, presto invitata a partecipare al progetto insieme alla cantante Sapho, scoperta -neanche a dirlo- dal Laswell. L'intensa attivitā di booking č proceduta con il coinvolgimento della giovane crew hip hop turca Makale (impegnata in una battaglia asfittica contro la xenofobia), della vocalist tunisina Amina Annabi -che performa ottimamaente il canto palestinese "Fet Li Fet"-, della sconosciuta cantante Maha -che tributa un piacevole e gioioso canto ad un'identificabile deitā femminile-, di Aisha Al Majjad, sorella diciottene di Cheb Youssef -che propone una reinterpretazione adamantina di un canto d'amore, Hemak Bzef- dei coinvolgenti B-Net Marrakech, di Natacha Atlas e consorte -scoperti in un festival di Roskilde durante un'esibizione con l'Orchestre National de Barbres-. L'approccio a queste sonoritā potrebbe essere comprensibilmente poco semplice per i padiglioni "occidentali", tuttavia č un modo per cominciare a capire il senso di molti accaduti fin troppo criminalizzati dai poco avveduti commentatori del mondo "civilizzato", il cui significato trasale l'intento e le ambizioni di questa 'zine. Ad ogni modo, buon ascolto! |
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| 01.Durga
Kali Mantra (Astral Mix) feat.Nina Hagen 02.Kami 03.Mesk El Lil feat.Amina Ray 04.Insomnia feat.Sapho 05.Izdihar feat.Abdullah Shakadi & Natacha Atlas 06.To the Goddess feat.Maha 07.Fet Li Fet feat.Ammina Annabi 08.Mida 09.Hemak Bzef feat.Aisha Al Majjad 10.Wydadi Ahlam feat.B-Net Marrakech 11.Annassro Atin feat.Vicky 12.Shakir 13.Essahb 14.Killa Kalimat feat.Makale |
Pagina a cura di Vito Camarretta 10 / 09 / 2001