Banco de Gaia

 

" Igizeh "

 

Six Degrees

 

Gran ritorno di Banco De Gaia, il progetto multietnico del fronte neopsichedelico inglese di Toby Marks, con rinnovati soundscapes in salsa ambient-dub e innesti dance. Riferimenti alla musica indiana e medio-orientale si fondono armoniosamente con il minimalismo made in USA, diventando metafora di un viaggio alle origini della "musica dell'anima" attraverso l'intento esplorativo del musiconauta; chi conosce i Banco de Gaia di "Maya" e di "China", non rimarrā deluso dal nuovo album, che conserva lo spirito misticheggiante ed estatico dei trascorsi musicali del progetto.

Molte delle tracce di Igizeh sono state registrate da Toby all'interno della Grande Piramide di Giza e nelle strade di Luxor, di Aswan e del Cairo. La traccia d'apertura "Seti I", registrata all'interno del tempio di Seti I di Tebe, ci introduce in una surreale strada egiziana, ravvivata dai giochi e dai canti dei bambini, in cui irrompe il richiamo alla preghiera del muezzin, squillanti flauti ney e frame di percussioni arabe; i synth e le drum-machines incentivano immagini sinestetiche, amplificando la sensazione di transfert e proiettando in un'ideale rock arena lo scenario mistico. Segue "Obsidian", il singolo (con remix di Fluke, The Light vs. PFN e Slinky Kink Productions) che ha preceduto l'uscita dell'album, con le atmosfere favolistiche ricreata dalla celestiale voce di Jennifer Folker, debuttante originaria dell'Oregon con un talento da veterana, capace di interpretare con un lirismo impressionante una traccia "difficile" e ben orchestrata come "Glove Puppet", la cui versione strumentale č giā passata alle stampe per la Six Degrees, riscuotendo un discreto successo.

La maggiore attenzione data alle atmosfere criptiche e magiche risulta da tracce quali "Gizeh", in parte registrata all'interno della Camera del Faraone della piramide di Giza e poi riarrangiata con una base trip-hop in studio, o "Fake it till you make it", una sorta di soundtrack space-rock che combina suoni psichedelici alla Pink Floyd a nitide ritmiche breakbeat. Igizeh segna il ricongiungimento al progetto di Ted Duggan, polistrumentista, che da tempo collabora, seppur saltuariamente, al progetto Banco De Gaia, e che per l'occasione presta per "Sixty Sixteen" (traccia che ripercorre la falsa riga della tradizione della musica trance dei Sufi) l'ipnotico suono, naturalmente filtrato con strumenti digitali, di un organo italiano d'epoca e adatta ai groove etno-techno di Toby il suono sordo dei cimbali Zildjan, antichissimo strumento musicale della Valle dei Templi.

        Web Guide

  1. Seti I
  2. Obsidian
  3. Creme egg
  4. Glove Puppet (vocal version)
  5. Gizeh
  6. How much reality can you take?
  7. B2
  8. Fake it till you make it
  9. Sixty sixteen (for Karina)

Pagina a cura di Vito Camarretta  16 / 11 / 2000