hardway.jpg (12032 byte) VARIOUS ARTISTS

 

" 3 The Hardway"

 

(Renegade Hardware)

 

Il gruppo T.O.V. (Trouble On Vinyl, Renegade, Renegade Hardware) prosegue nella sua politica “salvadanaio-friendly” pubblicando questa compilation che si aggiunge alla serie “Bootleggers” (Voll. 1 e 2) e alle due “Soundscapes”, tutte ad un prezzo che in Italia non dovrebbe superare le 20.000 Lire. A differenza delle precedenti è disponibile anche su vinile (triplo) per circa 30.000 Lire.
Usual Suspects sembrano essere attualmente il gruppo di punta della RH
che dopo due ottimi singoli affida loro ben tre delle sette tracce di questa raccolta oltre che un remix. In “Lifeform”, benché gli ingredienti siano gli stessi utilizzati in altre produzioni, il risultato è inferiore alle attese soprattutto a causa di una linea di basso insistente ma poco coinvolgente. Molto più convincente è la prova di Future Cut & Marcus Intalex che con “Plastic” ci consegnano una traccia perfetta per un dancefloor infestato dagli zombie. Ancora Usual Suspects, questa volta in compagnia di Dj Reality, sotto forma di Fibre Optix. “Sin” sembra figlio dello stesso mostro che ha partorito “Spawn”
(RH 17) e “The Code” (di Absolute Zero + Subphonics) ma gli manca l’arma
segreta e di questi tempi... Remixato da Usual Suspects, “The Germ” di Genoforce è una traccia minacciosa caratterizzata da un basso che il pitch attira verso il baratro e dalle distorsioni high-tech cui i Soliti Sospetti ci hanno abituato. In “Beachball” di Infinite (cioè Fierce e Optical) la presenza di un campione vocale e di un basso più morbido fa intravvedere uno spiraglio di luce, luce misteriosa ovviamente, che prelude a “Menatome” di Psychosis, inno nazionale di qualche tribù tecnologica in un poco rassicurante futuro in cui si infila un campione dalla mitica “Here Comes The Drumz” di Doc Scott (era il 1992). Chiude “Killa Bees” di Usual Suspects, uno dei singoli più venduti del momento (RH 16), una killer tune senza mezzi termini, ottimamente arrangiata e popolata dal ronzio delle api assassine.
Se a questa raccolta può essere sollevata una critica, forse consisterebbe nel rilevare una certa mancanza di fantasia, una certa monotonia sia nei suoni che negli arrangiamenti. D’altra parte queste caratteristiche possono essere viste come la cifra stilistica dell’etichetta londinese che si muove sembre più velocemente verso la collisione con la techno.

In conclusione una compilation che vale certamente i soldi spesi, sempre che i suoni particolarmente duri che la attraversano siano ciò che cercate. 8/10

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Pagina a cura di Edoardo Arengi  16/5/1999