a cura di  Vito Camarretta  19/10/2005



E' stata una delle uscite più attese, soprattutto perchè ritenuta da più parti la prima di Sakamoto in chiave "pop" in 7 anni, dopo due aclamati album tributo a Jobim con Jacques e Paula Morelenbaum. Oltre che la sua capacità di rinnovarsi, stupisce di lui la sapienza nel combinare stili diversi superando le barriere geografiche. E' lui stesso ad affermare: "Ho una specie di mappa culturale in testa, in cui trovo somiglianze tra culture differenti. Per esempio, la musica pop giapponese pe me suona come musica araba grazie all'intonazione vocale e al vibrato e nella mia mente Bali è vicina a New York. Forse tutti abbiamo queste geografie in testa; questo è il modo in cui sto lavorando". La sua volontà di "rompere ogni barriera, genere, categoria o cultura" -dichiarazione d'intenti che ha caratterizzato fino ad oggi la sua "mission" artistica- non sembra particolarmente disattesa neanche in questo album, anche se talvolta solo dal punto di vista concettuale. A tal proposito abbiamo raggiunto telefonicamente Ryuichi a New York, dove è impengato per un lavoro cinem atografico con una regista iraniana. Buona intervista (per cui ringraziamo Ryuichi per la disponibilità e Promorama per l'impegno) Ryuichi Sakamoto "Chasm" (KA'+B, Distribuzione Wide Records) 01.Undercooled 02.Coro 03.War & Peace 04.Chasm 05.World Citizen 06.Only Love Can Conquer Hate 07.Ngo/bitmix 08.Break With 09.+Pantonal 10.20 msec 11.Lamento 12.World Citizen/re-cycled 13.Song 14.Word 15.Seven Samurai

Ciao Ryuichi. Come stai? Bene, grazie. E voi?

Non c'è male. Come va a New York… pardon, a Bali? [ride] Sono da qualche giorno perchè sto programmando un lavoro Shareen, una regista iraniana con stiamo sviluppando un interessante progetto cinematografico. Niente a che fare con l'arte antropologica… vi terrò informati!

Parliamo subito del tuo ultimo disco. So che alcune registrazioni non sono recentissime… Sì, è vero. L'album è stato quasi interamente concepito nel 2003 ed è stato ispirato per la maggior parte dalla situazione politica internazionale, in particolare dalla guerra in iraq che rischia di opporre due culture, generalmente ed erroneamente individuate con due punti cardinali (est ed ovest) e dagli effetti non solo economici ma soprattutto culturali di tale situazione, affrontata in maniera profondamente diversa da Europa e Stati Uniti. Il titolo Chasm è anche un'allusione all'abisso che separa due continenti. Separazione, un burrone, un crepaccio, qualcosa di profondo che divide due realtà…

A proposito della situazione politica internazionale, sei pessimista o ottimista per il futuro dell'umanità, sebbene questa non sia la sede più appropriata per parlare di previsioni geopolitiche et similia? Cerco di valutare la situazione per quella che è, e sebbene non mi sia mai ritenuto una persona pessimista, chiunque nel valutarla con il massimo dell'obiettività troverebbe difficile eludere un qualche elemento di preoccupazione. Mi inquietavano già qualche anno fa in particolare le conseguenze possibili e già prodotte dalla guerra americana in Iraq…

Ritornando su Chasm, hai dichiarato che durante gli anni che lo hanno preceduto -mi riferisco a quelli spesi per il lavoro bossa con i Morelenbaum2, tributato ad Antonio Carlos Jobim, per te è stato difficile anche a livello fisico dedicarti alla tua musica. Sì, non è stato semplice trovare il tempo e le energie fisiche per continuare a portare avanti i miei progetti musicali. E questa fatica penso che abbia in qualche modo avuto una certa influenza sulla dimensione emotiva, che potrebbe emergere dall'ascolto di Chasm. Il progetto con i morelenbaum 2 è stato ad ogni modo una bellissima esperienza. E' capitato spesso che io, jacques e Paula avessimo la sensazione che Antonio [Carlos Jobim] fosse lì non solo ad ispirarci…

Anche se la percezione che abbiamo di Chasm è in qualche modo riducibile alla tua comprovata eterogeneità stilistica, di questo album si è detto che sia essenzialmente pop… [ride] Sì, forse qualche episodio, ma qualcuno ha usato anche quell'accezione per il progetto con Morelenbaum 2. Non mancano gli episodi pop è indubbio, ma i più attenti noteranno che all'eterogeneità a cui ti riferisci non ci ho ancora rinunciato…

Fatta eccezione per una certa vena imitativa, sembra quasi una costante della produzione culturale giapponese odierna la ricerca di un'equilibrio/bilanciamento tra tradizione e progresso. Bale lo stesso per i tuoi lavori? Il cosiddetto orientalismo… beh, senza dubbio, ma direi quasi che questo bilanciamento non vari solo da album ad album, ma anche di traccia in traccia. Sulla vena imitativa a cui accenni, cosa altro potrebbe aggiungersi? [ride] Molto hanno influito tutte le conseguenze dell'onda lunga dell'entusiasmo suscitato dall'apertura dei confini culturali giapponesi al mondo e senza dubbio questi processi culturali nel mio paese sono frutto di anni di oscurantismo e talvolta la stessa restaurazione nonostante il riformismo paventato precluse per secoli ogni possibilità "fusionista". Per me la musica non ha confini geografici e porto avanti da sempre questa mia convinzione che tra le tradizioni musicali di ciascun paese vi sia sempre qualche elemento di congiunzione.

A cosa alludevi quando -riferendoti alla stesura di World Citizen- parlavi di "chain music project"? "Chain music project" è un concetto che si potrebbe applicare anche ad altre traccia, ma -è vero- la gestazione di World Citizen lo rappresenta meglio di ogni altra. E' qualcosa che assomiglia alla cosiddetta musica modulare, in cui ogni musicista o compositore coinvolto aggiunge qualcosa di suo al brano fino al raggiungimento del risultato finale. Forse in opposizione alle magie della post-produzione, ma spesso i risultati sono sorprendenti… Com unque a tal riguardo, rimando a quanto ho pubblicato sul mio sito web (www.sitesakamoto.com)

C'è ancora qualche strumento che non è stato inventato? La tecnologia ha senza dubbio ampliato le possibilità espressive… e molti sarebbero pronti ad affermare che quasi tutto è stato inventato. Se ci limitiamo agli strumenti elettronici, alcune migliorie ed integrazioni da apportare ci sarebbero. Diverse volte ho bussato alle porte della Yamaha per chiedere di aggiungere questo o quel suono o per lavorare su alcuni miglioramenti degli strumenti messi a disposizione… concepivamo il piano MIDI prima che avesse avuto la larga diffusione di cui gode… adesso il MIDI è pressocchè superato. Non dimenticherò mai lo stupore della Yamaha quando chiesi di studiare un modulo per il koto cinese! Ad ogni modo, oggi il ProTools la fa da padrone e spesso l'usato in Chasm.

Verrai in Italia? Ancora non posso dirlo con sicurezza. Sto approntando un tour con Cornelius e Carsten Nicolai per il prossimo anno. Mi entusiasmo il fatto di disporre di due chitarre eccezionali nella line-up per il live-show. Sicuramente gireremo parecchio intorno al pianeta. Certo. Spero di venire anche in Italia.

Quale consigli daresti ai giovani musicisti? Secondo me molti di loro sanno già tutto. Usano computers, laptop e strumenti in maniera spesso pregevole. Probabilmente l'unico consiglio che mi sento di dare dopo aver osservato molti di loro e di non sclerotizzarsi su un solo genere musicale. Di non essere troppo narrowminded, ma openminded. Ascoltate tutto e scrivete musica continuando ad esplorare nuovi orizzonti espressivi.

Grazie per la disponibilità e buona fortuna per i progetti su cui stai lavorando. Grazie a voi. Un caro saluto a tutti i vostri lettori.