

pagina a cura di Vito
Camarretta
intervista a cura di Tristram Shandy 29/12/2004
Per questa intervista ad Ugo De Crescenzo,
colonna portante del progetto Pilot Jazou, che non molto tempo addietro veniva accolto come uno dei progetti più interessanti
e ricercati nel filone loungy -il suo Wonderful Morning, pubblicato dalla Minus Habens, è difatti la radiografia variopinta
dell'upsetting
mediato dai grooves-, siamo stati coaudiati dal misterioso Tristram Shandy, che dimostrando un buon palato musicale
ha sottoposto ad intervista (o ad intervento chirurgico, se si preferisce) Ugo: si chiacchiera della nascita del progetto Pilot Jazou, dei suoi rimaneggiamenti,
del suo futuro, del background del suo ideatore e della sua confluenza -parallelamente ad un discorso da qualche tempo intrapreso dalla MH- con un'altra importante
forma espressiva quale è il cinema. Attesissimi i prossimi workouts di Ugo e della cerchia Minus Habens. Pilot Jazou "Wonderful Morning" (Disturbance Rec.) Tracklist
01.Secrety 02.Your Crime 03.Black Bossa 04.Jazz In My Deep 05.Dirty Sky 06.In This Day 07.Call 08.Wonderful Morning 09.Nobody 10.So Easy 11.Waning Moon 12.Your Crime (Dati remix)
Ciao Ugo. E' da poco uscito il tuo "A Wonderful Morning"
(Disturbance/EMI), un disco condito con jazz e ritmi latini, splendide
voci femminili e un gusto molto particolare per l'editing e
l'assemblaggio elettronico. Ma la tua carriera artistica è molto lunga,
ed è iniziata in modo diverso. Ce ne vuoi dare qualche cenno? Come hai
iniziato a suonare, e quando c'è stato il passaggio dal pianoforte alla
musica elettronica?
***Ho iniziato un pò per caso, perché
"volevo-dovevo" fare qualcosa e lo sport cominciava ad annoiarmi. Sono
partito in maniera molto amatoriale e vaga. Dopo un paio di anni la
musica classica (Beethoven in particolare) mi ha folgorato. Per qualche
anno ho studiato i classici cercando sopratutto di smontarne/capirne
l'aspetto compositivo. Poi il jazz: in fondo dalla classica al jazz il
passo è breve (anche perché secondo me sono due esperienze molto più
vicine di quanto si creda) e per un po' ho studiato armonia,
improvvisazione e tutto ciò che è legato alla musica afroamericana.
Il passaggio alla musica elettronica è nato più per una necessità che per
una svolta interiore. Il problema è che da 6/7 si suona dal vivo sempre
meno, vendere dischi è un impresa...e quindi realizzai che l'approccio
elettronico era l'unico che mi permetteva di velocizzare tutto: le prove
con il gruppo, le registrazioni in studio, la riscrittura e la rielaborazione di
un brano prodotto un mese prima, eccetera. Poi questo stratagemma é
diventato un modo di "pensare" e di "scrivere" musica.
Oltre all'album in formato cd, è uscito su vinile il singolo "Your Crime", in versione originale e nei remix di Dati e Nicola Conte. Vuoi aggiungere qualcosa riguardo al brano? ***Forse è interessante notare come oramai sia estremamente sfumato il confine tra versione originale e remix. Quando il rmx è fatto bene ovviamente. Delle tre versioni sul vinile è praticalmente impossible capire quale sia la "original version". Francamente la mia è quella che mi piace di meno. Il remix ha questo potere (ripeto: quando è fatto da artisti di spessore): illumina il brano da una prospettiva che tu-compositore neanche avevi considerato. Sull'album sono presenti molti artisti di estrazione diversa (Imma Costanzo, Paolo Milanesi, Marcel T, ecc.): vuoi parlarci di loro, e del modo in cui la tua musica interagisce con strumentisti e cantanti? ***Quella è la grande magia della produzione elettronica: far interagire musicisti diversi per temperamento e per carattere. Musicisti che in una sala prova non riuscirebbero a lavorare insieme. Invece se tu li fai lavorare al buio, cioé senza far sapere a nessuno cosa poi andrà a fare l'altro, danno il meglio di se stessi. In genere si pensa che l'elettronica abbia tolto lavoro ai musicisti e disumanizzato il processo creativo: é esattamente il contrario, ha definitivamente archiviato l'aspetto tecnico strumentale e ha posto l'accento solo sul "suono" e sull'anima dei musicisti. A quanto ci risulta, il disco ha avuto ottimi riscontri in Italia e all'estero. Ce ne vuoi parlare meglio? ***Che dire... io il disco l'ho fatto...è piaciuto...bene così. Non ti nego una certa soddisfazione nell'essere riuscito ad avere dei riscontri un pò in tutto il mondo con un genere (nu-jazz/lounge) che spesso viene oramai considerato "musica da sfondo", "musica da tappezzeria" o comunque relegato a qualcosa che non debba avere spessore. In fondo lo spessore lo fanno i musicisti e non i generi : questa é la cosa più difficile da far capire al pubblico oggi. So che sei un appassionato di cani, e che spesso prendi a cuore molti casi di randagi sparsi per l'Italia. Come mai hai questa predilezione per la razza canina? ***Quello è un amore che viene da lontano ed è un pò per tutti gli animali (sopratutto per quelli che si macellano a vagonate sotto Natale...ma questa è un'altra intervista). Probabilmente il feeling coi cani mi nasce proprio perché mi ci riconosco in molti aspetti: abbitudinario, fedele, goloso e sognatore. Cosa ne pensi della nuova linea "soundtracks" della Minus Habens...............: ***Non ti nego che qualche perplessità all'inizio ce l'avevo. Non tanto nella scelta artistica, il dubbio era quanto possa concretamente tornare utile a una label allargare ulteriormente i propri confini e le proprie competenze musicali.E' triste dirlo ma l'ecclettismo é considerato più un handicap che una virtù. Poi ascoltando le soundtracks scelte ho trovato che tutto rientrasse perfettamente in quel mood e in quel gusto che ha sempre contradistinto tutte le scelte della Minus Habens: la ricerca/scelta non di essere riconosciuta per un genere preciso ma per un sound, uno stile e una sensibilità verso un certo tipo di atmosfere. |