a cura di  Vito Camarretta  06/12/2007

Di recente abbiamo presentato il suo ottimo lavoro - Topofonie vol.1 sotto lo pseudonimo Areavirus - per l'attiva etichetta irlandese Psychonavigation. Adesso conosciamo meglio il suo artefice. Buona lettura!

Ho molto apprezzato le tue Topofonie. Puoi parlarci della gestazione del disco? Come per tutti i miei lavori la data di pubblicazione di un lavoro risulta di molto posticipata rispetto al suo concepimento. Questo perché devi rispettare il calendario della label, e ci sono mille questioni tecniche e burocratiche che ne ritardano il release. Un gap dovuto anche alla difficoltà di trovare un'etichetta in grado di assimilare la tua musica e raggiungere i tuoi possibili fruitori. Vivo questo cronico ritardo come un vero cruccio, anche perché ho il brutto vizio di considerare un lavoro già obsoleto nel momento in cui esce ufficialmente. Quando riuscirò ad accorciare la distanza tra creazione-pubblicazione, mi sentirò davvero soddisfatto. E' una questione legata alla ricerca di coerenza, non di fretta di essere sul mercato. Tornando ad "AREAVIRUS", la gestazione è avvenuta sul lungo periodo, i pezzi nascono in diversi momenti a cavallo degli ultimi anni. Una delle ambizioni era quella di fare un disco non difficile, eterogeneo, in grado di avvicinare orecchi meno esperti e di raccontare con la musica alcuni frame del paesaggio della laguna di Venezia.

L'environment e il paesaggio industriale di porto Marghera pare aver giocato un ruolo fondamentale. Si può parlare di sonorizzazione di questo scenario riferendosi alle Topofonie? Quando parliamo di Laguna di Venezia non intendiamo solamente gli elementi di naturalità, quello che si dice il sistema ambientale, ma il mosaico dei diversi paesaggi che la compongono. Per esempio a fianco di velme e barene troviamo le casse di colmata su cui è stata costruita agli inizi del secolo scorso Porto Marghera. L'idea di "topofonia", come insieme dei suoni che caratterizzano un dato luogo, non può che rispecchiare le contraddizioni e i contrasti del territorio contemporaneo. Nell'itinerario immaginario, cui mi piaceva l'idea di accompagnare l'ascoltatore, Marghera occupa un posto speciale e ammanta tutto l'album con i suoi minacciosi effluvi. A prescindere dal rischio ambientale, o forse proprio a partire da quella minaccia, Marghera ha da sempre esercitato un fascino particolare su di me. Spesso con Guido Marzorati, che con il suo piano mi accompagna da sempre nelle mie esplorazioni, ci siamo dati appuntamento tra le fabbriche in via di dismissione a caccia di foto, di suggestioni, ma non solo. C'era l'idea che là, tra le rovine, tra i capannoni e le ciminiere abbandonate, ci fossero delle risposte. Risposte che, ahimè, non ho mai saputo trovare.

Come sei giunto all'irlandese Psychonavigation? Girellando qua e là per la rete, leggendo qualche recensione, soprattutto su riviste on-line specializzate. Poi ho dato un'occhiata al loro catalogo e mi è sembrato di tutto rispetto… Il produttore Keith Downey ha mostrato da subito entusiasmo per il progetto e ha deciso coraggiosamente di sostenerlo. Abitare a Venezia ti dà un senso di lontananza dalla realtà, ti senti diviso dalla Terraferma, dalla tua idea di "mondo". Certo è il fatto che oggi un disco deve avere un'ambizione minimo minimo europea, dunque perché non produrlo in Irlanda? In qualche modo bisogna puntare ad un'internazionalizzazione della musica, che nasce radicata nel locale, ma che può essere molto apprezzata all'estero, dove l'ascoltatore "colto" è sicuramente meno snob che in Italia, e l'ascoltatore medio è forse più in grado di recepire le innovazioni anche in un genere come l'ambient che alcuni dicono non sia in grado di rinnovarsi. Psychonavigation records è una piccola etichetta, ma presente sui cataloghi dei maggiori distributori del momento.

Quale peso hanno avuto i numerosi collaboratori coinvolti nel progetto? I musicisti che hanno collaborato al progetto sono stati coinvolti in fasi diverse, e con modalità diverse. Ho voluto pensare a me stesso come il produttore delle texture ambientali su alcune delle quali poteva ergersi bene una melodia, un canto armonico. Beninteso che nell'ambient i suoni dello sfondo sono i veri protagonisti della scena sonora. Sia ben chiaro che tutti hanno contribuito al lavoro a titolo di collaborazione artistica. Per quanto mi riguarda ho lasciato loro piena autonomia di espressione, e ho ricevuto in cambio qualcosa che si è rivelato al di sopra delle mie stesse aspettative.

Ci sarà un volume 2? Mi piace pensare di sì. Anche se ora sono impegnato in altri progetti un po' più "astratti" dal territorio, credo che tra un paio di dischi tornerò sulle topofonie. Ho in mente però un concept diverso, più fortemente legato alla geografia lagunare, l'idea p quella di tracciare una reale mappa delle immagini sonore di dati luoghi-momenti. Sto pensando ad un lavoro di field-recording, con una parziale intrusione di suoni sintetici e acustici, questi ultimi magari realmente inseriti nel contesto ambientale di ripresa. Intanto sto lavorando sulla carta. Come ha detto Ermanno Olmi di recente, quando gli hanno chiesto perché voleva tornare ai documentari e chiudere col cinema, direi che la realtà si racconta già di per sé benissimo. La realtà che mi interessa è il paesaggio, sonoro ma non solo, di un dato luogo in un dato momento. Il nostro intervento è a monte, nell'atto stesso di riprendere il campo acustico, e a valle, nell'elaborare quelle riprese nella post-produzione. Poi sarà musica.

Ho letto che sta per uscire un tuo nuovo lavoro con Elisa Marzorati. Ci puoi anticipare qualcosa a riguardo? In febbraio esce sempre per Psychonavigation "dyanMU", quello che io ritengo essere il mio lavoro più riuscito e che mi rispecchia di più. Un album delicato, minimale, fatto di atmosfere rarefatte, droni ambientali e un tocco di sperimentalismo a mio avviso ben riuscito. L'uscita è imminente quindi mi fa piacere parlarne. Il disco nasce su suggerimento della pianista classica Elisa Marzorati, che ha inciso da poco per un'etichetta italiana i Preludi pianistici di Claude Debussy. Ho preparato una bozza delle basi in circa una settimana, poi abbiamo registrato in un paio di sessioni il pianoforte. Tutta improvvisazione libera. Per le ritmiche mi sono fatto aiutare da Rena Jones, musicista della scena down-tempo californiana, veramente geniale a mio parere. Un disco autunnale, astratto e concreto al tempo. Tengo molto anche alla veste grafica, elaborata da mia sorella Francesca, sulla scorta di alcune foto scattate ai margini di un bosco peri-urbano della Terraferma, che comprende l'area militare abbandonata di Forte Cosenz, del Campo Trincerato di Mestre, un sistema fortificato in stato di degrado, ma fortemente integrato con nuovi elementi di naturalità spontanea.

Stai ricevendo numerosi feedback positivi anche da personaggi blasonati della scena ambient internazionale, come Mixmaster Morris. Ma come credi sia percepita l'ambient dall'ascoltatore "comune" inondato dal pop del mainstream? E' una domanda divertente. Credo francamente che l'ascoltatore medio ignori l'esistenza dell'ambient cui io mi riferisco, al massimo gli capita di ascoltare un po' di chill-out e finisce per equivocare... ambient diventa nelle persone comuni sinonimo di altri generi che hanno riscontrato più fortuna di mercato. Il pop del mainstream serve, come servono le soap-opera; se qualcuno vuole approfondire poi c'è la possibilità di farlo, basta aver voglia di cercare. Va detto poi che l'ambient music può essere ascoltata nella modalità "easy listening", come semplice sottofondo, e in modo più approfondito, come percorso sonoro che richiede maggiore attenzione. Possiamo volere che l'ascoltatore medio si avvicini al genere, possiamo pensare di educare all'ascolto, ma ascoltare ambient music è un bisogno dell'anima, e non si può pretendere di educare ai bisogni, sennò ci si mette dalla parte delle majors…

"Weakness is a great thing and strength is nothing". Come ricolleghi questa citazione di Tarkovski alle premesse riguardanti la cosiddetta "passione"? Domanda difficile. Mi piaceva quel frammento di monologo dello stalker protagonista del magnifico film, perché esula dai luoghi comuni ed introduce elementi di apparente contraddizione. Passione, motore di ogni cosa, è anche sinonimo di anelito, di sofferenza. Ce lo siamo dimenticati? In una visione di tipo romantica nasce come risposta al vivere quotidiano, nell'attrito tra anima individuale e mondo. Nella traduzione italiana, che mi piace di più della versione inglese, il testo recita: "la debolezza è forza, e la potenza è nulla". Passione e debolezza sono valori, se si riesce a inalvearle verso forme di innalzamento dello spirito. Ma questa è solo la mia interpretazione…

Tra i tuoi collaboratori spicca il nome di Roedelius. Come descriveresti questo visionario musicista tedesco come professionista e come personalità artistica? Roedelius è un "mostro sacro". E' stato emozionante ospitarlo a Venezia. Non userei però il termine professionista, mi sembra essere riduttivo. In generale non lo userei per una personalità artistica del suo calibro. Un professionista è uno che viene in studio, suona, "buona la prima" e via. Ne ho conosciuti ed è fantastico avere a che fare con musicisti preparati, ma li vedo più come virtuosi dello strumento. Nel caso di un artista complesso come Rod è diverso. Si costruisce insieme un percorso, e possibilmente un rapporto umano. Roedelius si diletta nella pittura e nella poesia oltretutto. La qualità è alta, delle cose e dei pensieri che ci stanno dietro. La tecnica a quel punto poco importa, ed è strumentale alla "messa in pratica" delle idee.

Come immagini il futuro della piana di Marghera? Non si può pensare che il futuro di Porto Marghera sarà nei prossimi decenni ancora legato alla produzione industriale. Sarebbe da ottusi. Bisogna pensare alla riconversione. La Chimica è in crisi dagli anni settanta, ora bisogna puntare sullo sviluppo dell'economia portuale, della cantieristica, della logistica e del terziario. Porto Marghera può essere un'enorme opportunità di sviluppo se non vogliamo "morire di turismo" qui a Venezia. C'è però il problema di salvaguardare il lavoro, c'è il problema dei costi di bonifica. Dentro di me però resta quell'idea romantica di "giardino in rovina", della zona industriale alle luci del tramonto, del fascino irresistibile della catastrofe imminente, e immanente da un certo punto di vista. Porto Marghera è la nostra "Zona", come nel film di Tarkovskij: forse le risposte cui accennavo prima sono nel degrado fisico delle sue strutture, la rivincita dell'entropia, dello sfascio del tempo e della natura.

Hai già effettuato live-stage o li stai pianificando per il prossimo futuro? Il mio problema è che sono più concentrato sull'attività di produzione che sul live-stage, ma intendo invertire la rotta. Ultimamente mi capita di essere coinvolto in diverse sonorizzazioni di film muti, è divertente. Ho da poco presentato "AREAVIRUS" in una libreria qui a Venezia, e per il prossimo anno intendo portare in giro lo spettacolo. Mi ha in qualche modo stupito che la gente non si annoia affatto ad ascoltare musica ambient dal vivo: il pubblico è curioso di vedere come costruisci il brano, come produci i suoni, e si lascia suggestionare dall'atmosfera. Moltissime persone chiudono gli occhi, questo dimostra che il pubblico ha bisogno di spazi di riflessione, di fuga, bisogni che la musica pop non riesce a soddisfare. Con molta cautela, in tal senso, verrebbe da paragonare la musica ambiente alla musica classica. Un secondo aspetto positivo è che tutto riesce più sperimentale e improvvisato rispetto al disco, e questo dal punto di vista stilistico è sicuramente un plusvalore.

Secondo il tuo punto di vista, l'ambient va ricondotta al correntone post-industriale o al cosiddetto neoclassicismo? L'ambient music nasce dal bisogno di spazi di riflessione, di fuga e ritorno, di una metafisica personale laica che la musica come "guida alta" può dare nella vita di tutti i giorni. Il come e il quando ci si è avvicinati ad alcuni dischi, che storicamente hanno fatto poi "genere", non può non condizionare la tua visione della genealogia delle fonti. Personalmente scopro l'ambient con le sperimentazioni "a doppio Revox incrociato" di Fripp&Eno, che leggo come momento di grande genio, e approfondimento di alcuni aspetti inespressi della loro esperienza pop e progressive in particolare, dove, nella costruzione complessa della cosiddetta suite, c'era sempre spazio per situazioni di atmosfera e ambientali. Questa è la mia parziale visione.

Con quali artisti ti piacerebbe collaborare in futuro? Sto lavorando ad un progetto dai toni più lounge con l'irlandese David Bickley, conosciuto appunto attraverso Psychonavigation. Il mio prossimo lavoro ambient invece, che farà seguito a "dyanMU", sarà un lavoro completamente solista. Ho in mente una sola "comparsata" di prestigio, ma vediamo se la cosa va in porto. Per scaramanzia non si dice nulla…