

a cura di Vito Camarretta 10/02/2008
A pochi anni dal loro sorprendente debutto, viene pubblicato il secondo capitolo dell'avventura discografica della Berardi Jazz Connection di Francesco Lo Magistro e Ettore Carucci. Un disco dal sound brioso, originale eppure fedele a certi canoni jazzistici, mediati dai mostri sacri del jazz americano ma con gli abbagli creativi delle più spigliate scuole europee. Un progetto che con Do It! ha già contagiato molti appassionati di jazz nel nostro paese e oltre i confini nazionali (nel momento in cui scriviamo il disco è giunto al secondo posto delle classifiche jazz in Giappone) e che è stato segnalato da numerose testate specializzate e non in attesa di calcare i palchi più prestigiosi del jazz mondiale. Il piglio sonoro c'è tutto! Buona lettura! Berardi Jazz Connection "Do It!" (Flaminio Jazz, Distribuzione Family Affair) 01.Last Night A Cat Stopped Me 02.F.D.P 03.Change 04.Play Kid 05.Friendly 06.Lies 07.Sere 08.To Brian 09.O Prazer De Ser 10.The Renegade 11.Relax 12.The Jody Grind
Bentornato a te, Francesco, e a Ettore. Sono successe molte cose dalla
pubblicazione del tuo primo disco con l'oramai affidabile marchio berardi jazz Connection...
Grazie…Beh si, sia dal punto di vista personale che professionale, tutto in crescita grazie a Dio…
C' è stato un piccolo tour nella Grande Mela, il nome dei Berardi si è fatto apprezzare in giro per l' emisfero e non ultimo sono diventato papà!! Non male…
Cosa in particolare ha contribuito a creare nuove fonti d'ispirazione per il vostro recente lavoro? La voglia di suonare tutto ciò che ci appartiene senza alcun tipo di limite o preclusione, infatti in questo nuovo album ci sono diverse atmosfere e dinamiche , come quando un bravo oratore tiene un discorso, si accende, si paca, risale, ma alla fine è sempre lui a parlare… Durante il tour promozionale per The Way I Like, qual è stato il concerto più significativo o comunque quello che ricordi con più piacere? Sicuramente la nostra prima presentazione del disco The Way a Like alla Palma a Roma, c'era tanta gente…… molti giornalisti, amici musicisti e non, insomma fu un vero trionfo e un bel concerto!!!!! È una grande festa per tutti noi. Il vostro sound sembra gradualmente avvicinarsi ad esperienze sonore contaminiliche come quelle della Barrio Jazz Gang (per citare un episodio nostrano), ma rimanete comunque fedeli a certi canoni... La nostra matrice è tipicamente jazzistica, ci piace definirci così, perché la nostra attività artistica è sempre stata è sarà sempre verso il jazz 50, 60, 70, per intenderci il jazz di Hancock, Art Blakey, Joe Henderson, Corea …. Insomma i grandi del jazz americano. Tuttavia siamo consapevoli che in questo nuovo lavoro discografico abbiamo voluto osare e rischiare cercando di inserire in alcune nostre composizioni l'elettronica, inserendo suoni analogici come mini moog o dei lievi ma efficaci pad. Con questa affermazione non vuol dire che sia io che Francesco non amiamo il jazz attuale……. anzi per noi sono stimoli in più che possano arricchire la nostra conoscenza musicale ed artistica. La Berardi Jazz Connection sembra davvero in perfetta salute e sempre più
alla ricerca di una definizione personale e multiforme del jazz. Merito
ovviamente delle due gambe del progetto... Come si crea o si sviluppa la
cosiddetta "sintonia" fra due anime musicali? Come viene trasmessa ai
collaboratori che di volta in volta si avvicinano e vengono coinvolti in un
progetto?
La sinergia e l'affiatamento fra me ed Ettore è fondamentale sia in studio che in live... Ed è sicuramente quella miscela che permette ai Berardi di assumere una propria identità sempre più personale; in fase di preparazione per un nuovo album si lavora o da soli e poi si elabora insieme l arrangiamento, oppure come nel caso di Friendly, o Offside ed altri brani, si lavora a 4 mani... dopo di che si decide l'organico per andare in studio; riconfermata la sezione fiati con Andrea Sabatino e Vincenzo Presta al sax, al contrabbasso in questo nuovo album abbiamo avuto il piacere di coinvolgere uno dei migliori in Italia, il salernitano Aldo Vigorito, che ha saputo integrarsi alla grande..e poi una serie di guests veramente di grande rilievo come : Max Ionata, Alberto Parmeggiani, Cesare Pastanella, e le due voci: Paola Arnesano e Wendy Lewis..
Do It! Qual è la ragione di questo titolo? Il nome do it è nato un giorno mentre io e Francesco eravamo a New York per dei concerti, tentavamo, almeno io tentavo di parlare inglese, visto che Francesco, avendo fatto degli studi linguistici, aveva più dimestichezza di me, cercavamo insomma di comunicare con gli abitanti di New York con un linguaggio non prettamente canonico ma con della terminologia cosiddetta slangh!!!! Non ricordo esattamente l'episodio ma dovevamo fare qualcosa è ci usci questa frase DO IT!!!!! Con un accento tipicamente dei quartieri di Harlem…… pensate ad un omone di colore che ti indica qualcosa con un timbro di voce molto basso che ti dica DO IT!!! DO IT!!!! DO IT!!!!!! Ci piacque così tanto questa frase che decidemmo di chiamare il nuovo disco dei Berardi in questa maniera. Una curiosità puramente iconografica... come avete concepito il vostro
logotipo... sembra una sorta di plettro..
mmm…%$..???? bisognerebbe chiederlo al grafico..è merito suo…(non ci avevo pensato al plettro!)
Come è nata l'idea di rifare il trucco a Change dei Tears For Fears? Come avete incrociato Wendy Lewis? Devo dire che Francesco è sempre brillante in queste idee…… lui ha dei precedenti( no penali) artistici o per lo meno un background da ascoltatore delle band degli anni 80, visto che è nato nel 72….. è un vecchiaccio!!!! Francesco ha sempre amato quelle band, in particolare i Tears for Fears oltre che i Police, gli è scattata questa idea di realizzare in chiave per così dire……. Berardesca una versione di Change. Io non ho fatto altro che dargli una mano anzi due!!!! Nella realizzazione armonica….. è cosi è nato Change. Se non ci sono le voci, ci pensano gli strumenti ad inscenare veri e propri dialoghi con raffinata loquela... Un'attitudine propria delle migliori big band... avete qualche punto di riferimento quando "scrivete" queste sessioni o tutto nasce dalla predetta "sintonia"? Lo facciamo spontaneamente…è come avere un proprio codice che poi non è altro che frutto dell' esperienza e dell' ascolto degli innumerevoli dischi dei Grandi…. Francesco, sappiamo che fra le altre cose, da tempo sei dedito
all'insegnamento. Nelle tue prolusioni, come cerchi di trasmettere la tua
indubitabile passione per la musica? Credi che sia in qualche maniera innata
o che si sviluppi nel corso del tempo?
L'insegnamento ha sempre completato la mia attività musicale; mi piace..e soprattutto trasmettere ai ragazzi, i più volenterosi ed ambiziosi, tutto quello che ho imparato negli anni, studiando, andando in giro, ascoltando i grandi batteristi ..Non è facile e bisogna esserne portati, hai una responsabilità, cosa che in molti non capiscono e che purtroppo a volte ricoprendo dei ruoli al di sopra delle loro attitudini o possibilità danneggiano chi gli si affida..
Chi è il Brian a cui è dedicata l'ottava del traccia del disco? A proposito Francesco, per suonare quella traccia a chi hai chiesto il trapianto di tentacoli? Grazie per il complimento prettamente batteristico…la mia pregorativa è sempre quella di privilegiare la musica prima di ogni altra casa , anche del mio strumento stesso; la batteria è lo strumento fondamentale in una band, se non 'gira' bene, crolla tutto..ma in questo disco ho voluto ritagliare pochi minuti per omaggiare un batterista che mi ha ispirato molto in questi ultimi anni, ed è Mr Brian Blade..ascoltatelo,nei dischi di J. Redman e Wayne Shorter! Wow… So che avete già qualche data in Italia... Nessuna voce su eventuali concerti oltre i confini nazionali? Saremo a Roma il 15 e il 16 Febbraio per la presentazione ufficiale, con 2 live in club diversi, un piccolo radio tour e poi Milano.. Quest anno si spera di andare in Giappone e forse ritornare negli States dove pare che i Berardi siano graditi… |