

a cura di Vito Camarretta 30/01/2006
Un debutto tra gli scaffali dei negozi di dischi, quello del Berardi
Jazz Connection, progetto a firma di due
virtuosi dello strumento - Francesco Lomagistro ed Ettore Carucci -, ci ha incuriositi. Fanno "nu jazz" ma con tanti
riferimenti agli standard e ai compositori e gli stili "classici". Tentativo che in parte ci ricorda quello della Barrio Jazz Gang,
ma che sembra voler conservare nella sua contemporaneità le origini e forse la formazione dei due musicisti. Ad ogni modo l'ascolto risulta piacevole.
Abbiamo fatto una chiacchierata a riguardo con Francesco, ottimo batterista che -stando a quanto ascoltato fino ad oggi- farà molta strada nella scena
jazz italiana e internazionale. Noi saremmo pronti a scommetterci... Vedremo cosa riserverà il futuro. A cominciare da questo ottimo debutto.
Berardi Jazz Connection "The Way I Like"
(Flaminio Jazz/Antibemusic, Distribuzione Family Affair) 01.Offside 02.Jive Samba
03.Walking With My Song
04.Estou Falando De Amor 05.The First Lights
06.Over Leaf
07.Mr.Rhodes
08.The Way I Like
09.Amorio
10.Una Mas
Ciao Francesco. Credo che questa sia la tua prima produzione, anche se hai numerose esperienze di sale di registrazione in passato... innanzitutto come è nata l'idea di questo progetto? Proprio le diverse esperienze affrontate come side-man per dischi o concerti di altri artisti, mi hanno fatto maturare la voglia di lavorare a qualcosa di mio che mi vede appunto leader, insieme ad Ettore Carucci, dei BERARDI JAZZ CONNECTION, quindi la voglia di suonare quello che davvero mi piace: il jazz! Che ci dici della sua gestazione? Come avete trovato tutti questi collaboratori? Come è stato
lavorare con ciascuno di essi? Qualche aneddoto simpatico legato alla nascita di The Way I Like?
Molti anni fa, circa 13 per la precisione, Ettore ed io facevamo parte di un gruppo che riproponeva
un repertorio fra il jazz, il soul-jazz e il funk, in concomitanza dell'avvento dell'acid-jazz
che si presentava come un gran movimento- calderone di generi affini al jazz; dopo molti concerti
in giro per la Puglia e non solo, ognuno prese la sua strada, pur collaborando ancora in altre
situazioni; quindi dopo diversi anni abbiamo deciso di sfruttare il nostro feeling per un disco
nostro, abbiamo fatto il punto della situazione e ci siamo messi a comporre dei brani..
In un primo tempo registrammo una demo che paradossalmente ha fatto un giro breve ma larghissimo
prima di arrivare in mano al nostro produttore romano Claudio Donato, dato che perchè dopo aver
spedito il cd a New York ad un mio amico chitarrista, Fabrizio Sotti, produttore e collaboratore
di diversi artisti statunitensi (vedi l'ultimo disco di Cassandra Wilson per la Blue Note), costui
mi consiglio' di spedire il cd a Claudio che ci contatto' per inserire da subito un brano in una
compilation, per poi passare alla produzione dell intero disco… in merito a questo vi racconto
un aneddoto simpatico, quando ricevetti la prima telefonata da Claudio Donato ero a Bologna per
un concerto e chi conosce la città sa benissimo che non è il massimo ricevere una telefonata in
un'ora di punta in pieno centro, fra clacson e rimbombi vari sotto i portici; praticamente la
telefonata fu molto schietta e diretta ed io pensai ad uno dei tanti scherzi che Ettore ed io
eravamo soliti farci, tanto è vero che nell'incertezza presi la cosa con leggerezza e scetticismo…
è proprio vero che le cose ti arrivano quando meno te lo aspetti! Di li a pochi mesi eravamo in
studio.
Per la registrazione del disco ci siamo avvalsi della presenza di musicisti pugliesi, con i quali
avevamo già collaborato in precedenza e che hanno dato un notevole contributo al disco, come
Vincenzo Presta (sax) che ha scritto tutti gli arrangiamenti dei fiati e Paola Arnesano (voce)
che ha scritto un pezzo giusto per l'occasione (Estou Falando de Amor), ed inoltre Giuseppe Bassi,
Marco Bardoscia, Guido Di Leone, Emanuele Coluccia e Andrea Sabatino, nomi comunque noti
nell'ambiente jazzistico italiano, e che colgo l'occasione per ringraziare ancora.
La denominazione "nu jazz" viene imputata a giornalisti e critici soprattutto per riferirsi a nuove forme del jazz e in talvolta per riferirsi alle contaminazioni con l'elettronica. Ma il vostro disco ci pare ancorato ad una concezione del jazz dalle marcate influenze "classiche" o comunque non troppo sperimentali... Come mai avete preferito usare quella accezione per definire il vostro stile? Sono felice che tu mi faccia questa domanda perchè oggi è davvero difficile distinguere i vari stili all'interno della musica jazz, a noi non piace etichettarci, lo facciamo fare agli altri, ma ci trovi pienamente d'accordo con quello che dici, noi facciamo jazz, e il jazz è una forma d'espressione che apre sempre di più i suoi orizzonti a diverse contaminazioni; siamo sicuramente vicini al sound 'old' che però risulta sempre attuale, mi riferisco sopratutto al periodo 60's, e comunque non ci poniamo alcun vincolo, ma pensiamo comunque ad un sound ben preciso. Release 001 della Flaminio Music. Che ci dici di questa iniziativa discografica? Avrà qualche
seguito? Cosa bolle in pentola? Siamo onorati di essere il primo prodotto della Flaminio Jazz
che è una divisione della già esistente Antibemusic di Claudio Donato. Che dire! Abbiamo un
contratto di 5 anni per 3 dischi, niente male per un nuovo progetto jazz.. e speriamo di essere
noi i primi di una lunga catena di altri progetti.
Avete già presentato il vostro progetto al pubblico? Come è stato accolto? Ancora no, ma abbiamo due appuntamenti importanti per la presentazione ufficiale del disco, una a Bari il 10 febbraio al Megastore di Feltrinelli, dove faremo un concerto pomeridiano, e l'11 febbraio alla Palma a Roma, uno dei più importanti jazz club in Italia. Al momento sei consacrabile come uno dei più abili batteristi in circolazione nel genere... Hai dei "maestri" o delle "glorie" dello strumento a cui sei particolarmente riconoscente? Sicuramente! Cito innanzi tutto il mitico Stewart Copeland (batterista dei Police) che è stato il mio guru dagli albori, e poi fra i padri e i maestri consacrati nell'Olimpo ci sono Tony Williams, Max Roach, Art Blakey, Steve Gadd e tanti altri, mentre fra i più moderni cito ben volentieri Brian Blade (really interesting!). Le tracce che firmi (quali The First Lights) hanno un quid di cinofilo. Ricordano in alcuni passaggi le melodie di Herrmann e di altri compositori che hanno legato con il grande schermo. Nessun intento malcelato per future evoluzioni del tuo percorso artistico? Mai dire mai nella vita! Comunque non c è nessun tipo di progetto inerente a quel tipo di mondo musicale...per ora! Tra quelle note, quali sono le realtà discografiche, editoriali o simili che ritieni pionieristiche nell'ambito musicale al momento? Non sono molto documentato in merito ma sicuramente, vanno encomiate tutte le etichette e i produttori che hanno il coraggio e il piacere di investire sul jazz italiano che tra l'altro sta ottenendo dei buoni consensi anche oltre confine. Avete in programma un tour? Tenendo conto che il disco è davvero "neonato" per adesso è stato presentato alla stampa e alle radio più attente a questo tipo di prodotto, e dopo sicuramente si passerà alla cosa più divertente che sarà l'organizzazione dei concerti che speriamo possano portarci anche all'estero dove c è una particolare attenzione alla musica che facciamo.. |